Intervista al neurologo Cicero Coimbra, un medico che tratta la sclerosi multipla senza utilizzare farmaci

Professore della Unifesp, questo neurologo si basa quasi esclusivamente sulla vitamina D per raggiungere ciò che molti medici considerano impossibile: lasciare i suoi pazienti senza gli effetti delle malattie autoimmuni
Nell’aprile del 2008, come faceva quasi ogni settimana quando rincasava, Pablo Petrucelli si fermò in una panetteria nel quartiere Aclimação, a São Paulo, per mangiare un pezzo di pizza. Nel momento in cui ha preso il contenitore dell’olio di oliva, sentì scomparire la forza nel braccio. “E’ stato come se la mano cadesse”, ricorda. Con il passare dei giorni, siccome la sensazione persisteva, ha cercato un ortopedico. Si sentì dire dal medico che aveva bisogno di sottoporsi ad un intervento chirurgico per “studiare il problema”. Pablo ha rifiutato il suggerimento e andò a cercare un neurologo.
Dopo molte visite ed esami, la diagnosi: neuropatia motoria multifocale, simile alla malattia autoimmune sclerosi multipla. Il trattamento, che escludeva l’attività fisica e l’esposizione al sole, era basato su corticosteroidi, costosissime cure come immunoglobulina e chemioterapia. Nulla di questo consentì uno stop della malattia che – in due anni – si estese alla mano sinistra e alle gambe.”Non potevo aprire la porta d’ingresso di casa con la chiave, prendere saldamente una tazza o addirittura allungarmi, distendermi”- dice Pablo. “Inoltre, avevo molti crampi”. In poco più di un anno, Pablo è tornato ad una vita normale.
Con Daniel Cunha è stato un po’ diverso. Nell’ottobre 2009 si svegliò con parestesie e metà faccia priva di sensibilità. Nel corso della settimana, perse equilibrio e la forza nelle mani, fino alla paralisi dell lato destro del suo volto. Con diagnosi di sclerosi multipla, iniziò il trattamento con corticosteroidi e interferone, uno dei farmaci che produce più effetti collaterali. “Quando ho iniziato a cercare informazioni sulla malattia e ho visto che avrei dovuto prendere quei farmaci per il resto della mia vita, sono caduto in depressione”, dice. Dal giugno 2010, Daniel non mostra più alcun sintomo della malattia.
Storie simili sono raccontate da Marcelo Palma (anni 32), Vera Folli (anni 57), Fernanda Campos (anni 39) e Luciana Campos (anni 44) e molti altri. Oltre alla vittoria su malattie considerate incurabili, tutte hanno in comune il medico: sono tutti pazienti del neurologo Cicero Galli Coimbra, che si dedica – a tempo pieno – al trattamento della sclerosi multipla.

Professore presso l’Università Federale di São Paulo (Unifesp), Coimbra, poco più di 10 anni fa, ha iniziato a utilizzare un metodo che si basa quasi esclusivamente sull’uso di vitamina D per raggiungere ciò che molti medici considerano impossibile: lasciare i pazienti senza gli effetti delle malattie autoimmuni. Obiettivo dei critici che lo accusano di mettere in pratica un trattamento sperimentale, ribatte ad ogni accusa con la serenità di chi vede i risultati positivi empiricamente. Le centinaia di email che ogni giorno invadono la sua casella di posta quasi sempre finiscono con la stessa parola: grazie.

Qui di seguito l’intervista completa con il neurologo:

Come si usa la vitamina D per combattere le malattie autoimmuni?

“In primo luogo, si deve capire che la vitamina D è un ormone. È stato chiamato vitamina perché è stato scoperto all’inizio del secolo scorso, quando è stata scoperta la sua presenza nell’olio di fegato di merluzzo. Siccome avevano già individuato la vitamina A, alcuni tipi di B e il complesso C, i ricercatori hanno immaginato di essere di fronte alla D. Ci sono voluti alcuni decenni per scoprire che questa sostanza aveva la stessa struttura di base degli ormoni steroidei. Siccome il termine ‘vitamina’ gli era già stato attribuito, si pensò che fosse meglio mantenerlo”.

In cosa consiste il trattamento?

“Esistono ricerche sugli effetti della vitamina D sul sistema immunitario datate oltre quattro decenni fa. Circa 10 anni fa abbiamo iniziato ad usare dosi di 10.000 unità, che noi chiamiamo dosi fisiologiche per la correzione di vitamina D nei pazienti con sclerosi multipla e abbiamo constatato un miglioramento significativo nei pazienti. A quel tempo, abbiamo anche avuto accesso a studi che hanno dimostrato che i pazienti con malattie autoimmuni hanno diversi gradi di resistenza a questo ormone. Con queste informazioni, abbiamo iniziato ad aumentare le dosi al di sopra delle 10.000 unità, sempre monitorando in laboratorio i pazienti per evitare l’unico effetto collaterale principale della vitamina D: il pericolo di calcificazione renale da un eccessivo assorbimento del calcio. In questo modo ci rendemmo conto che più le dosi aumentano, maggiori erano i benefici. Negli ultimi cinque anni abbiamo sviluppato una tecnica per individuare la dose di vitamina D necessaria per lasciare il paziente libero dall’attività della malattia”.

Quali sono le malattie autoimmuni e come agiscono nell’organismo?
“Sono malattie in cui il sistema immunitario del corpo attacca il corpo stesso. Ce ne sono decine. L’artrite reumatoide, per esempio, attacca la piccole articolazioni; vitiligine e psoriasi danneggiano la pelle. Nel caso della sclerosi multipla, il sistema nervoso centrale è colpito, provocando lesioni multiple che possono lasciare il paziente cieco o tetraplegico”.

La malattia scompare del tutto?
“(L’attività della SM) Scompare nel 95% dei casi, purché non sia in una fase molto avanzata. Nel restante 5% ha un effetto solo parziale, ma comunque significativo. Ci sono due fattori principali che, anche se ancora non ne conosciamo il motivo, riducono il successo del trattamento: il fumo e la depressione, sintomo quest’ultimo molto comune nei pazienti che sono stati fortemente colpiti dalla malattia. Quando si inizia il trattamento precocemente, tuttavia, è possibile invertire i postumi della malattia”.

In che modo la vitamina D agisce per combattere le malattie autoimmuni?

“La differenza tra la vitamina D e i farmaci convenzionali utilizzati nel trattamento di malattie autoimmuni è che la vitamina è un immunoregolatore, non un immunosoppressore. Mentre gli altri farmaci sopprimono il sistema immunitario nel suo complesso, lasciando il corpo suscettibile alle infezioni, la vitamina D è l’unica sostanza in grado di inibire selettivamente la reazione chiamata “Th17″, che è causata dalle malattie autoimmuni”.

Alcuni medici accusano questo trattamento di essere ancora sperimentale. 

“La critica è naturale, perché questo è un nuovo trattamento. In nessun momento della storia della medicina c’è stato un immediato consenso su una nuova innovazione. Alla stragrande maggioranza dei medici è stato insegnato di trattare le malattie autoimmuni con immunosoppressori e molti non sanno che la vitamina D è un ormone. Essendo relativamente nuovo, questa conoscenza sulla vitamina D non è presente nei libri di neurologia o di reumatologia, anche se ci sono centinaia di pubblicazioni, testimonianze e articoli scientifici attendibili sull’argomento. Inoltre, la medicina basata sull’evidenza ritiene gli studi controllati ‘sacrificabili’ quando l’effetto benefico è chiaro. Come potremmo mai somministrare placebo (sostanze notoriamente inutili) a pazienti con gravi malattie, semplicemente per dimostrare scientificamente i benefici di un trattamento che già conosciamo essere efficace? Questa negligenza può provocare l’accumulo di danni permanenti nei pazienti privati di un beneficio evidente”.

Perché questa scoperta non è ampiamente pubblicizzata?

“Quando un medico dice che questo trattamento non ha alcuna base scientifica è perché non ne sentono parlare nei congressi medici. Poiché questi eventi sono sponsorizzati dall’industria farmaceutica, è chiaro che la priorità è la diffusione di farmaci in grado di generare profitti, che non è il caso di una sostanza che non può essere brevettata perché è naturale, proprio dell’organismo. Diverse riviste mediche denunciano questo tipo di atteggiamento. Alla fine dell’anno scorso, per esempio, il Multiple Sclerosis Journal, una delle più importanti riviste di sclerosi multipla, ai medici è stato proposto di rispondere alla seguente domanda: Se avessi una sindrome clinicamente isolata (come viene chiamato il primo focolaio della sclerosi multipla) e la risonanza evidenzia lesioni tipiche della malattia, vorresti prendere una dose di 10.000 unità di vitamina D? Un medico irlandese di nome Michael Hutchinson¹ si spinse fino ad affermare che: se fosse uno dei suoi pazienti, egli non lo avrebbe trattato con la vitamina D. Ma, se fosse uno dei suoi figli, gli avrebbe detto di iniziare a prenderla al più presto”.

Qual è il caso più incredibile che avete già trattato?
“Ce ne sono così tanti che è difficile sceglierne uno, si tende a ricordare sempre gli ultimi. Non molto tempo fa, a una ballerina fu diagnosticata la sclerosi multipla e non riusciva nemmeno a indossare i tacchi alti, perché questa malattia compromette l’equilibrio. Ha fatto passi di danza nel corridoio della clinica! È stato emozionante”.

In cosa consiste il trattamento?
“Questo trattamento è basato su tre fattori: alte dosi di vitamina D, dieta priva di alimenti ricchi di calcio e un’idratazione di almeno 2 litri e mezzo di liquidi al giorno. In due anni, il paziente ha quattro consulti. Nel quarto viene dimesso ma continua con la vitamina e con la dieta. Due anni più tardi, rifarà gli esami di laboratorio e un consulto di controllo”.

Il paziente dovrà prendere queste alte dosi di vitamina D per il resto della sua vita?
“Al momento non sappiamo con certezza per quanto tempo il paziente avrà bisogno di mantenere questa routine, ma è ragionevole pensare che coloro che hanno iniziato il trattamento in una fase avanzata della malattia, probabilmente non potranno fermarlo”.

Il trattamento è costoso?
“Poiché la vitamina D è molto economica e corrisponde al 95% del trattamento, il costo mensile varia da 10 € a 30 € a seconda della dose giornaliera somministrata. Ciò contrasta con i 3.000-5.000 € al mese del costo dei trattamenti convenzionali. Inoltre, la vitamina D elimina il 100% di attività della malattia in quasi tutti i casi, mentre gli altri farmaci bloccano al massimo il 30%, secondo l’industria farmaceutica stessa”.

Come si acquisiscono le malattie autoimmuni?
“Nella mia esperienza credo che, fondamentalmente, sono necessari tre fattori: resistenza genetica agli effetti benefici della vitamina D, storia di bassa esposizione al sole e stress emotivo. La letteratura indica che l’85% dei focolai di sclerosi multipla sono preceduti da uno stress emotivo, che può essere causato da situazioni che vanno dalla separazione dei genitori fino alla morte improvvisa di una persona cara, passando attraverso rotture emozionali e la pressione causata dallo studio”.

Qual è l’incidenza di queste malattie in Brasile?
“Non abbiamo un numero esatto, ma sappiamo che l’incidenza è aumentata notevolmente negli ultimi anni proprio perché le persone sono meno esposte al sole. Risultati questi che hanno sollevato la curiosità dei ricercatori in relazione alla vitamina D. Essi hanno scoperto che la frequenza di queste malattie a livello dell’equatore era molto inferiore rispetto ai paesi lontani dai tropici. Siccome la principale differenza ambientale in funzione della latitudine è la disponibilità di radiazioni solari e quindi la produzione di vitamina D, hanno iniziato a studiare l’importanza di questo ormone per la salute umana. Per il tipo di vita che abbiamo oggi, risulta che non stiamo esposti al sole abbastanza a lungo”.

Qual è il tempo sufficiente?
“Circa 20 minuti di esposizione al sole, con le braccia e le gambe scoperte e senza protezione solare, sono in grado di produrre 10.000 unità di vitamina D. Dopo aver raggiunto un quantitativo doppio, la produzione di vitamina D cessa. È interessante notare che questa situazione è in contrasto con le raccomandazioni delle agenzie internazionali, che attualmente indicano ai medici di prescrivere integrazioni di solo 600 unità al giorno. Perché il corpo umano produce 10.000 unità se in realtà ne necessita di meno? Queste 600 unità non sono in grado di risollevare una carenza di vitamina D in una persona adulta”.

Perché la raccomandazione è così bassa?
“Qui entriamo nel campo delle speculazioni, ma il fatto è che la vitamina D è un prodotto naturale e quindi non può essere brevettato, non importa all’industria farmaceutica”.

Alle stesso modo che la vitamina D è importante, esiste una nevrosi in relazione all’esposizione solare? Dopo tutto, è sano tutto ciò?
“La nostra unica fonte fisiologica di vitamina D è il sole, e, paradossalmente, il momento in cui questo ormone è prodotto dal corpo coincide esattamente con il momento in cui la radiazione solare è più forte e che, se eccessiva, può causare il cancro della pelle. Ma 20 minuti senza protezione solare (perché praticamente blocca la produzione di questo ormone) porteranno al corpo solo benefici. Nessuna singola cellula umana è esclusa dai benefici della vitamina D. In aggiunta alle malattie autoimmuni, la mancanza di questo ormone può causare ipertensione, diabete, cancro e aborti all’inizio della gravidanza, oltre ad essere correlata con malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer e il Parkinson. Se fosse dato un supplemento di sole 5000 unità per via orale a tutta la popolazione adulta urbana, sarebbe possibile diminuire, dalla notte al giorno, dal 40% al 50% il numero di nuovi casi di cancro. Con questi dati è possibile avere un’idea del disastro per la salute pubblica di avere l’80% della popolazione urbana carente di questa vitamina”.

Qual è una dose sicura di vitamina D per una persona sana?
“L’uso di alte dosi di vitamina D può causare gravi rischi per la salute se non si è sotto controllo di un medico qualificato. Per una persona sana, posso dire senza dubbio che 10.000 unità al giorno non causeranno alcun rischio, anzi. Per coloro che soffrono di qualche malattia autoimmune, la dose può fornire un sollievo parziale, ma non eliminerà il problema. Dosi più elevate possono essere utilizzate, solo se seguiti da un medico”.

¹http://msj.sagepub.com/content/19/2/143.full “if one personalises the situation, I have no doubt that I would urge any relative, who does not have access to a clinical trial of vitamin D, to take vitamin D in the setting described” – Michael Hutchinson Consultant Neurologist, St Vincent’s University Hospital, Newman Clinical Research Professor, University College Dublin, Dublin, Ireland

Intervista in lingua originale:

http://veja.abril.com.br/noticia/saude/cicero-dias-o-medico-que-trata-a-esclerose-multipla-sem-remedio/

Ringrazio Marco Buttazzoni per la traduzione, ho il suo permesso di pubblicare l’intervista. ♣

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Vitamina D e oligodendrociti nella sclerosi multipla

Annotazioni:

1. Bassi livelli di vitamina D sono stati recentemente osservati come caratteristica ricorrente nei pazienti diagnosticati con SM.
2. Gli oligodendrociti sono più suscettibili al danno ossidativo rispetto alle altre componenti cellulari del sistema nervoso centrale.
3. La vitamina D è stata da tempo identificata come mediatore della risposta immunitaria e recentemente si è mostrato che ha promettenti effetti sulla mielinizzazione

La relazione tra vitamina D e SM è stata studiata da almeno 50 anni. È stata implicata epidemiologicamente al gradiente di latitudine che associa una diminuita esposizione ai raggi solari alle più elevate latitudini con una maggiore incidenza della SM.
Nicholas LaRocca, PhD, Vice Presidente, Health Care Delivery e Policy Research al National Multiple Sclerosis Society, concorda con questa teoria.
“C’è una netta evidenza che specifici fattori legati alla latitudine, come l’esposizione ai raggi ultra-violetti siano correlati al rischio di SM”, egli afferma.
In studi recenti bassi livelli di vitamina D sono stati segnalati come caratteristica ricorrente nei nuovi pazienti diagnosticati di SM. In aggiunta il rischio di ricaduta è riportato essere maggiore nei pazienti con SM e bassi livelli di vitamina D¹.

Sebbene non sia ancora stato stabilito un nesso causa-effetto, la corrente ricerca e i recenti reports appaiono dimostrare un forte legame tra i livelli di vitamina D e incidenza, severità e rischio di ricaduta nella SM. La patofisiologia della SM e il meccanismo della vitamina D coinvolto nella risposta immunitaria potrebbero fornire delucidazioni sul perchè questo legame appaia così forte.
La SM sembra cominciare come una risposta immunitaria a uno stimolo ambientale, sfociando in un’infiammazione localizzata. La risultante infammiazione cerebrale, demielinizzazione corticale e danno assonale² causano un range di eterogenei e invalidanti sintomi neurologi².

Un bersaglio della ricerca sulla SM è il ruolo degli oligodendrociti nella formazione e mantenimento della membrana mielinica. Gli oligodendrociti sono cellule altamente attive nel sistema nervoso centrale la cui funzione principale è produrre i lipidi e le proteine necessari per la formazione della membrana mielinica. Questo isolante di protezione permette la rapida conduzione nervosa lungo gli assoni, chiamata conduzione saltatoria. Negli esseri umani il processo di mielinizzazione richiede decenni³. Nella SM è il danno a questa membrana che causa i disturbi neurologici.

Durante il processo di mielinizzazione gli oligodendrociti producono 3 volte il loro peso di membrana al giorno e possono sopportare fino a 100 volte il peso di membrana rispetto al loro corpo cellulare. Questo richiede un grande sforzo metabolico, e i mitocondri contengono sostanzialmente ossigeno, ferro e depositi mitocondriali. La loro vulnerabilità risiede nella possibilità di metabolizzare i potenzialmente tossici prodotti di metabolizzazione di questi componenti, insieme con l’altamente energetico processo di mielinizzazione. L’insieme di questi processi rende gli oligodendrociti le cellule più fragili del cervello, rendendoli altamente vulnerabili allo stress ossidativo, che normalmente contribuisce alla morte degli oligodendrociti e alla demielinizzazione in patologie come la SM³.

Una spiegazione dell’evento iniziale nella SM suggerisce che il danno primario agli oligodendrociti (possibilmente mediato da un fattore ambientale che superi la barriera emato-encefalica) attira meccanismi locali immunitari, che includono i macrofagi, nel sito di lesione¹.

La vitamina D è stata da lungo tempo associata al ruolo di mediatore della risposta immunitaria, e recentemente si è mostrato avere promettenti effetti sulla rimielinizzazione. La forma della vitamina più efficace negli esseri umani è la D3, un precursore che il corpo converte nella forma attiva che è implicata nella risposta immunitaria¹. Studi in vitro hanno mostrato che la vitamina D biologicamente attiva deprime la produzione delle citochine pro-infiammatorie. È stato anche dimostrato essere necessaria come neurotrasmettitore e per la funzione neuronale¹, ed è stato dimostrato diminuire la demielinizzazione, aumentare la remielinizzazione, arrestare l’apoptosi degli oligodendrociti e stimolare la differenziazione dei precursori degli oligodendrociti nelle cellule mature¹.

Queste scoperte sono state recentemente osservate in uno studio di Colleen Hayes, PhD, un ricercatore alla University of Wisconsin-Madison, che ha esaminato l’effetto della vitamina D sui sintomi della SM in un modello murino. I risultati dello studio suggeriscono che la combinazione di vitamina D e calcitriolo può contribuire allo sviluppo delle cellule T regolatrici, l’eliminazione delle cellule T autoimmuni e l’aumento della capacità riparativa del tessuto nervoso. Inoltre ha migliorato la malattia autoimmune demielinizzante come nessun trattamento da solo ha potuto fare°.
Questo suggerisce la necessità di studi successivi per stabilire le sinergie D3/calcitriolo nella cura della SM.
Ulteriori studi che esaminano la vitamina D o l’esposizione al sole in rapporto alla SM sono in corso. Ingrid van der Mei, PhD, del Menzies Research Institute Tasmania è il principal investigator di uno studio di 3 anni sull’esposizione alle radiazioni ultraviolette e l’incidenza di SM. Negli USA. Ellen Mowry, MD, della Johns Hopkins University School of Medicine sta studiando la vitamina D e la SM in uno studio clinico dose-randomizzato finanziato dalla National MS Society. Dr. Hayes è interessata nello studiare più a fondo le sinergie che esistono fra vitamina D e calcitriolo, che erano la base dello studio sul topo.
“Questa combinazione”, lei afferma, “contiene multipli meccanismi che sembrano indurre e sostenere le remissioni, e alcuni bio-marker sono stati identificati”.

By Jacqueline Sutton
Revisionato da Claire S. Riley, MD, Assistant Professor of Neurology and Director, Columbia University Multiple Sclerosis Clinical Care and Research Center, New York, NY

References:

¹O’Gorman C, Lucas R, Taylor B. Environmental risk factors for multiple sclerosis: a review with a focus on molecular mechanisms. Int J Mol Sci. 2012;13:11718-11752.
²Olek MJ. Epidemiology and clinical features of multiple sclerosis in adults. UpToDate. Accessed April 21, 2014.
³Bradl M, Lassmann H. Oligodendrocytes: biology and pathology. Acta Neuropathol. 2010;119:37-53.
°Nashold FE, Nelson CD, Brown LM, et al. One calcitriol dose transiently increases Helios +FoxP3+ T cells and ameliorates autoimmune demyelinating disease. J Neuroimmunol. 2013;263(1-2):64-74.

Fonte: http://www.medpagetoday.com/…/advances-in…/vitamin-d/a/45540 Vitamin D and oligodendrocytes in MS

Più di 6 anni di trattamento contro la sclerosi multipla con la vitamina D

Sottotitoli in italiano ♥ Per attivare i sottotitoli, cliccare sul quadratino alla sinistra della rotellina.

Ana Claudia è una paziente affetta da sclerosi multipla da più di 6 anni. Ha conosciuto il Protocollo Coimbra poco dopo aver scoperto la sua malattia. ll suo dottore e’ Cicero Coimbra, neurologo, professore della UNIFESP e anche ricercatore nell’ambito delle malattie del sistema nervoso e malattie autoimmunitari. Proprio lei me ne parlò del protocollo Coimbra nel 2012.
Questa è un’intervista concessa al Vitamin D Council in cui parla dei suoi miglioramenti. Vitamin D Council e’ un’organizzazione non-profit il cui scopo e’ sensibilizzare il pubblico sulla carenza di vitamina D. Il dott. John Cannell, esperto di vitamina D, fondatore del Vitamin D Council conosce il lavoro del dott. Coimbra e mi fa piacere che abbia pubblicato il video. 6 anni di alte dosi di vitamina D senza effetti collaterali!

Aggiungo la storia di Nayra. Anche lei ha la sclerosi multipla e segue il protocollo Coimbra da piu’ di 10 anni, sotto stretto  controllo medico. 30.000 unita’ di vitamina D3 al giorno. Intervista realizzata da Daniel Cunha, giornalista e paziente di sclerosi multipla e beneficiario dello stesso trattamento.

Il dott. Coimbra ci spiega il suo trattamento ad alto dosaggio di vitamina D contro la SM

Sottotitoli in italiano ♥ Per attivare i sottotitoli, cliccare sul quadratino alla sinistra della rotellina.
Questa è una libera traduzione e non intende, in alcun modo, spingere i pazienti a iniziare il trattamento senza il parere di un medico specializzato. I rischi per la salute ci sono e possono essere anche GRAVIIRREVERSIBILI.  Le dosi indicate dal dott. Coimbra vengono sempre ricalcolate paziente per paziente durante la visita medica. Si declina ogni responsabilità per gli errori di concetto.

Il trattamento deve NECESSARIAMENTE essere fatto sotto controllo medico. In Italia sono presenti 2 medici che sono in grado di seguirlo: Dr. Augusto Pellegrini e il dott. Paolo Giordo.


Un giorno…la vitamina D sarà la prima alternativa nel mondo intero?

Questi sono i medici che lavorano nella clinica del dott. Coimbra:

Il primo assistente del dott. Cicero Coimbra è stato il dott. Danilo Chiaradia Finamor, medico di medicina generale e dermatologista. E’ suo assistente del 2004, quando ha terminato il dottorato sotto la supervisione del dott. Cicero.
-Considero il lavoro nella clinica straordinario. Il protocollo che seguiamo si poggia su 2 punti: è sicuro ed efficace. Cambiamo la vita delle persone. Niente può essere più stimolante. Ci occupiamo di diverse malattie autoimmuni, molte che si manifestano nella pelle, oltre alla sclerosi multipla (SM), artrite e tante altre.
Il dott. Sergio Luis Menendez Lucero, cubano, si è formato in medicina generale ed è venuto in Brasile per fare il master e il dottorato in Neuroscienze, sotto l’orientamento del dott. Cicero. E’ stato il secondo assistente a lavorare nella clinica. Anche lui ne è un entusiasta sostenitore.
Il trattamento con la vitamina D porta un buon recupero e i disturbi autoimmuni entrano in remissione. Su tutti: SM, artrite reumatoide… In questi anni, ho assistito circa 700-800 pazienti. Non si manifestano nuovi problemi tra le persone che seguono il trattamento. Posso soltanto dire che è meraviglioso lavorare con il dott. Cicero.
La prima dott.ssa a collaborare è stata l’endocrinologa Haladia Simiao. Ha iniziato a collaborare all’inizio del 2013, dopo che ha seguito il lavoro del dott. Cicero per circa un anno.
-Prima di conoscere il dott. Cicero, io già prescrivevo la vitamina D in dosi sufficienti per mantenerla nei livelli fisiologici nel sangue dei pazienti. Vale a dire sopra i 40 ng/ml. Ho notato un grande miglioramento in diversi sintomi delle malattie autoimmuni e problemi collegati all’età, come debolezza, stanchezza cronica, memoria, artrite. Ho chiesto il protocollo del dott. Cicero, ho imparato la condotta con alte dosi di vitamina D e da 1 anno seguo pazienti con malattie autoimmuni. Il progresso è sostanziale, senza effetti collaterali.
La psicanalista dott.ssa Sueli Lourenco è anche lei assistente del dott. Cicero. Ha lavorato per anni in medicina generale fino a quando si è decisa per la formazione di psicanalista. Seguiva i pazienti nel suo consultorio particolare.
-Piu’ recentemente, ho sentito i rapporti sorprendenti di Walter su Marcelo*, la sclerosi multipla e la vitamina D. La vocazione della clinica si è risvegliata con intensità. Si è aperto all’improviso un percorso che interrompeva il continuo aumento delle malattie autoimmuni, cosi difficili e dolorose. E’ quasi indescrivibile la differenza che possiamo fare con il trattamento che il dott. Cicero ha sviluppato. So che posso aiutare le persone e questa convinzione è preziosa. Impiego molto tempo nella consultazione. Ascoltare è parte della mia formazione come psicanalista e il paziente arriva ansioso. E fondamentale ascoltarlo. Un giorno, la vitamina D sarà la prima alternativa nel mondo intero. Capisco la reazione di pregiudizio che i medici in generale hanno. La nostra formazione è estremamente modellante, rimaniamo nella nostra clinica in attesa delle ricerche scientifiche, dei laboratori. E’ difficile uscire da questo formato. Ma posso dire, con ottimismo, che sempre abbiamo dei nuovi medici a formarsi nella clinica del dott. Cicero. Accogliamo. E abbiamo la gioia di questa certezza: facciamo differenza.

Mercoledi, 4 Giugno 2014, alle ore 19.00, presso Livraria Cultura (São Paulo) si è tenuta la presentazione del libro di Walter Feldman, medico e politico brasiliano:

Vitamina D e sclerosi multipla: la chiave brasiliana delle malattie autoimmuni.

 3 1dedica

Primo a sinistra il dott. Feldman,  poi la dott.ssa Rita Sinigaglia Coimbra e, infine, il dott. Cicero Galli Coimbra. Ho ricevuto il libro con una dedica autografa, da parte di tutti e 3. ♥♥♥

FONTE: “Vitamina D: a chiave brasileira das doencas autoimunes”, dr. Walter Feldman (traduzione pagine 83, 84)

*Marcelo Palma. Qui la sua esperienza con il trattamento del dott Cicero: https://m.youtube.com/watch?v=qNYs65dStcI

Confronto tra il dott. Coimbra e un neurologo convenzionale sulla vitamina D e la sclerosi multipla

Appena sottotitolato ❤

Molto interessante questo confronto tra il dott. Coimbra e un neurologo convenzionale sulla sclerosi multipla.

Attivate i sottotitoli in italiano dal tasto in basso a destra. Durata video: 32 min.

Ad un certo punto e’ menzionato anche il video di Daniel Cunha: https://www.youtube.com/watch?v=qNYs65dStcI