Un giorno…la vitamina D sarà la prima alternativa nel mondo intero?

Questi sono i medici che lavorano nella clinica del dott. Coimbra:

Il primo assistente del dott. Cicero Coimbra è stato il dott. Danilo Chiaradia Finamor, medico di medicina generale e dermatologista. E’ suo assistente del 2004, quando ha terminato il dottorato sotto la supervisione del dott. Cicero.
-Considero il lavoro nella clinica straordinario. Il protocollo che seguiamo si poggia su 2 punti: è sicuro ed efficace. Cambiamo la vita delle persone. Niente può essere più stimolante. Ci occupiamo di diverse malattie autoimmuni, molte che si manifestano nella pelle, oltre alla sclerosi multipla (SM), artrite e tante altre.
Il dott. Sergio Luis Menendez Lucero, cubano, si è formato in medicina generale ed è venuto in Brasile per fare il master e il dottorato in Neuroscienze, sotto l’orientamento del dott. Cicero. E’ stato il secondo assistente a lavorare nella clinica. Anche lui ne è un entusiasta sostenitore.
Il trattamento con la vitamina D porta un buon recupero e i disturbi autoimmuni entrano in remissione. Su tutti: SM, artrite reumatoide… In questi anni, ho assistito circa 700-800 pazienti. Non si manifestano nuovi problemi tra le persone che seguono il trattamento. Posso soltanto dire che è meraviglioso lavorare con il dott. Cicero.
La prima dott.ssa a collaborare è stata l’endocrinologa Haladia Simiao. Ha iniziato a collaborare all’inizio del 2013, dopo che ha seguito il lavoro del dott. Cicero per circa un anno.
-Prima di conoscere il dott. Cicero, io già prescrivevo la vitamina D in dosi sufficienti per mantenerla nei livelli fisiologici nel sangue dei pazienti. Vale a dire sopra i 40 ng/ml. Ho notato un grande miglioramento in diversi sintomi delle malattie autoimmuni e problemi collegati all’età, come debolezza, stanchezza cronica, memoria, artrite. Ho chiesto il protocollo del dott. Cicero, ho imparato la condotta con alte dosi di vitamina D e da 1 anno seguo pazienti con malattie autoimmuni. Il progresso è sostanziale, senza effetti collaterali.
La psicanalista dott.ssa Sueli Lourenco è anche lei assistente del dott. Cicero. Ha lavorato per anni in medicina generale fino a quando si è decisa per la formazione di psicanalista. Seguiva i pazienti nel suo consultorio particolare.
-Piu’ recentemente, ho sentito i rapporti sorprendenti di Walter su Marcelo*, la sclerosi multipla e la vitamina D. La vocazione della clinica si è risvegliata con intensità. Si è aperto all’improviso un percorso che interrompeva il continuo aumento delle malattie autoimmuni, cosi difficili e dolorose. E’ quasi indescrivibile la differenza che possiamo fare con il trattamento che il dott. Cicero ha sviluppato. So che posso aiutare le persone e questa convinzione è preziosa. Impiego molto tempo nella consultazione. Ascoltare è parte della mia formazione come psicanalista e il paziente arriva ansioso. E fondamentale ascoltarlo. Un giorno, la vitamina D sarà la prima alternativa nel mondo intero. Capisco la reazione di pregiudizio che i medici in generale hanno. La nostra formazione è estremamente modellante, rimaniamo nella nostra clinica in attesa delle ricerche scientifiche, dei laboratori. E’ difficile uscire da questo formato. Ma posso dire, con ottimismo, che sempre abbiamo dei nuovi medici a formarsi nella clinica del dott. Cicero. Accogliamo. E abbiamo la gioia di questa certezza: facciamo differenza.

Mercoledi, 4 Giugno 2014, alle ore 19.00, presso Livraria Cultura (São Paulo) si è tenuta la presentazione del libro di Walter Feldman, medico e politico brasiliano:

Vitamina D e sclerosi multipla: la chiave brasiliana delle malattie autoimmuni.

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Primo a sinistra il dott. Feldman,  poi la dott.ssa Rita Sinigaglia Coimbra e, infine, il dott. Cicero Galli Coimbra. Ho ricevuto il libro con una dedica autografa, da parte di tutti e 3. ♥♥♥

FONTE: “Vitamina D: a chiave brasileira das doencas autoimunes”, dr. Walter Feldman (traduzione pagine 83, 84)

*Marcelo Palma. Qui la sua esperienza con il trattamento del dott Cicero: https://m.youtube.com/watch?v=qNYs65dStcI

Confronto tra il dott. Coimbra e un neurologo convenzionale sulla vitamina D e la sclerosi multipla

Appena sottotitolato ❤

Molto interessante questo confronto tra il dott. Coimbra e un neurologo convenzionale sulla sclerosi multipla.

Attivate i sottotitoli in italiano dal tasto in basso a destra. Durata video: 32 min.

Ad un certo punto e’ menzionato anche il video di Daniel Cunha: https://www.youtube.com/watch?v=qNYs65dStcI

Maggiore assunzione di vitamina D è necessaria per ridurre il rischio di cancro al seno, cancro del colon, sclerosi multipla e il diabete di tipo 1

I ricercatori della University of California, San Diego School of Medicine e Creighton University School of Medicine di Omaha hanno riportato che un sensibile incremento nell’assunzione di vitamina D è necessario per raggiungere livelli ematici che possono prevenire o ridurre sensibilmente l’incidenza del cancro al seno e di diverse altre gravi malattie che erano state inizialmente valutate. I risultati sono stati pubblicati il 21 febbraio sulla rivista Anticancer Research. Nonostante questi livelli siano superiori alle assunzioni tradizionali raccomandate, essi sono fondamentalmente, all’interno di un range ritenuto sicuro per l’uso quotidiano da un rapporto del dicembre 2010 della National Academy of Sciences Institute of Medicine.

“Abbiamo trovato che l’assunzione quotidiana di vitamina D da parte di soggetti adulti in un range di 4000-8000 UI sono necessari per mantenere i livelli ematici di metaboliti della vitamina D necessari per ridurre di circa la metà il rischio di diverse malattie – il cancro al seno, cancro del colon, sclerosi multipla e il diabete di tipo 1″, ha detto Cedric Garland, PHD, professore di medicina preventiva e di famiglia presso UC San Diego Moores Cancer Center. “Sono rimasto sorpreso nello scoprire che le assunzioni necessarie per mantenere il livello di vitamina D per la prevenzione delle malattie fossero così alte. Molto superiore alla dose minima di vitamina D di 400 UI / die che era necessaria per sconfiggere il rachitismo nel 20 ° secolo”.

“Non ero sorpreso da questo”, ha dichiarato Robert P. Heaney, MD, della Creighton University, un noto scienziato biomedico che ha studiato la necessità dell’assunzione della vitamina D per diversi decenni. “Questo risultato è stato quello che i nostri studi dose-risposta hanno previsto, ma ci è voluto uno studio come questo, di persone che conducono la loro vita quotidiana, per confermarlo”.

Lo studio riporta un sondaggio di diverse migliaia di volontari che stavano assumendo supplementi di vitamina D nel range di dosaggio da 1000 a 10.000 UI / die. Sono stati condotti studi nel sangue per determinare il livello di 25-vitamina D – la forma in cui quasi tutta la vitamina D circola nel sangue. “La maggior parte degli scienziati che stanno lavorando attivamente sulla vitamina D ora ritengono che 40-60 ng / ml sia l’appropriata concentrazione target di 25-vitamina D nel sangue per prevenire la grande carenza di vitamina D correlata alle malattie e si sono uniti in una lettera su questo argomento “, ha detto Garland. “Purtroppo, secondo un recente studio del National Health e Nutrition Examination Survey, solo il 10 per cento della popolazione degli Stati Uniti ha livelli in questo range, soprattutto le persone che lavorano all’aperto.”

L’interesse per dosi maggiori è stato stimolato nel dicembre dello scorso anno, quando un comitato della National Academy of Sciences Institute of Medicine ha individuato 4000 UI / die di vitamina D come sicuri per l’uso quotidiano da parte di adulti e bambini da nove anni di età in su, con consumi in un range di 1000-3000 UI / die per neonati e bambini fino all’età di otto anni. Mentre il comitato IOM afferma che 4000 UI / die è un dosaggio sicuro, la dose giornaliera minima consigliata è solo di 600 UI / die. “Ora, con i risultati di questo studio, diventerà comune per quasi ogni adulto a prendere 4000 UI / die”, ha detto Garland. “Questa è comodamente sotto i 10.000 UI / die che il rapporto del comitato OIM considera il limite inferiore di rischio, ed i benefici sono notevoli.” Ha aggiunto che le persone che possono avere controindicazioni dovrebbero discutere la propria necessita’di assunzione di vitamina D con il loro medico di famiglia. “Ora è il momento in cui praticamente tutti devono assumere più vitamina D per aiutare a prevenire alcuni tipi principali di cancro, diverse altre malattie gravi e fratture”, ha detto Heaney.

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Fonte: http://health.ucsd.edu/news/2011/Pages/02-22-vitamin-D-cancer-risk.aspx   “Higher Vitamin D Intake Needed to Reduce Cancer Risk”

http://www.iiar-anticancer.org/openAR/journals/index.php/anticancer/article/view/215  “Vitamin D supplement doses and serum 25-hydroxyvitamin D in the range associated with cancer prevention”

COME PROTEGGERE IL TUO CERVELLO

1. Evitare lo STRESS CRONICO
Gia’ negli anni 60, una ricerca fatta dall’equipe del neuroscienziato Fred Gage su dei ratti adulti, suggeriva una possibile influenza dello stile di vita sulla salute dei neuroni. Negli animali tenuti in gabbie piene di giochi da esplorare, si è osservato un aumento di nuove cellule nervose nell’ippocampo (un’area responsabile per la capacità di memorizzare ed apprendere). Mentre, in quei topi sottoposti a stress costante, una condizione sfavorevole per l’apprendimento, questa produzione è diminuita in modo significativo.
“Oggi sappiamo che le tensioni quotidiane, l’ansia e la preoccupazione precoce – sensazioni comuni nella vita di tutti i giorni dell’uomo moderno – sono in grado di colpire anche il cervello dell’essere umano. Questo stress cronico blocca la neurogenesi al suo stadio iniziale, impedendo alle cellule precursori di moltiplicarsi”, spiega il neurologo Cicero Galli Coimbra, dell’ Unifesp.
Diversi studi hanno dimostrato che in tali condizioni, il cervello solamente perde neuroni e non li ripristina. Il medico, che ha valutato oltre 600 pazienti con malattia di Parkinson dal 2002, è stato uno dei (primi) ricercatori a dimostrare ciò. Nel giugno dello scorso anno, durante un convegno in Germania su tale malattia, ha presentato i risultati di uno studio che indicavano lo stress come uno dei principali responsabili per la distruzione delle cellule nervose che producono dopamina, la sostanza chimica che, tra le altre funzioni, svolge un ruolo essenziale nel mantenimento delle attività motorie. Questa carenza ostacola i movimenti, provoca rigidità muscolare e causa tremori in chi sviluppa questo disturbo neurologico cronico e progressivo. “Non c’è dubbio che un fattore di tensione emotiva è coinvolto nel 95% dei casi di malattia di Parkinson. Ogni volta dietro ad un problema, scopro che c’è stato un trauma. Una delle mia pazienti, ad esempio, ha cominciato a manifestare i sintomi della malattia alcune ore dopo aver assistito la morte del marito durante una rapina in mezzo al traffico”, dice il neurologo.

2. INCLUDERE IL TUORLO DELL’UOVO NELL’ALIMENTAZIONE

Dopo l’assoluzione dalla ingiusta condanna che lo vedeva come principale responsabile per l’innalzamento dei livelli di colesterolo nel sangue, l’uovo ora guadagna più di un motivo per essere consacrato come un buon alleato, ormai indispensabile nei nostri piatti. Il fatto è che il tuorlo (e non l’albume, è bene ricordare), più di ogni altro alimento, offre una grande concentrazione di colina – una sostanza che ora sappiamo, ricopre la membrana delle cellule (comprese le cellule nervose del cervello) e che non è prodotta dall’organismo. “La sua presenza è molto importante per la formazione di nuove cellule, comprese le cellule nervose nel cervello adulto. Quanta più colina c’è nel corpo, tanto più materiale c’è per la formazione della membrana cellulare”, spiega il neurologo della Unifesp.

Ma non solo. Esso forma anche acetilcolina, un neurotrasmettitore legato alle funzioni di apprendimento e memoria, ed ha un ruolo importante nella gravidanza e nello sviluppo del cervello fetale. I pediatri ancora non raccomandano un’integrazione di colina durante la gravidanza, ma l’importanza per il bambino di questa sostanza, è emersa nel 1997, dai risultati degli studi condotti dal ricercatore Steven Zeisel, University of North Carolina, USA, su ratti da laboratorio gravidi. “Quei ratti che avevano ricevuto integrazione di colina durante la gravidanza, stimolavano molto di più la crescita delle cellule nervose nei topolini. Quando sono nati, è stato fatto un test mettendoli in un labirinto, dove alla fine hanno dimostrato una maggior velocità di apprendimento nell’imparare a trovare la via d’uscita rispetto a quei topolini nati da ratti che non erano stati sottoposti all’integrazione,” dice il neurologo Cicero Galli Coimbra.

L’importanza di questa, e di altre scoperte sulle funzionalità della colina, è stata così grande che il governo degli Stati Uniti, nel 2004, ha diffuso un database (USDA database for the Choline Content of Common Foods) per verificare la presenza di questa sostanza negli alimenti. Grazie a questo database è possibile sapere, per esempio, che la colina è presente in buone quantità nel fegato di manzo e nel pollo, nel germe di grano e nella soia. Cinque tuorli d’uovo forniscono 682,4 mg di colina, mentre il solo albume contiene 1,1 mg e 1 litro di latte appena 14 mg di colina. “Bisogna ricordare che, per offrire tutti i benefici al nostro cervello, abbiamo bisogno di almeno 500 mg di colina al giorno, che si possono ottenere con un menù variegato”, dice il neurologo.

3. PRENDERE SOLE NELLA GIUSTA MISURA
Chi, in una città come San Paolo, non è solito uscire con la propria auto per andare al lavoro, parcheggiare nel palazzo dell’azienda, rimanere chiuso tutto il giorno in un ufficio con finestre scure ed insonorizzate e tornare a casa alla sera, senza aver quasi visto la faccia del sole o percepito se la temperatura esterna è cambiata?
E’ proprio così… La vita moderna ci trasforma in topi di fogna, o di laboratorio (come preferite), almeno per quanto riguarda il contatto sano con la luce del sole. La conclusione è del biochimico Reinhold Vieth, dell’Università di Toronto, Canada. Egli ha valutato i livelli di Vitamina D (che per essere assimilati dall’organismo hanno bisogno dell’aiuto dei raggi solari) negli animali e li ha paragonati ai livelli riscontrati nell’uomo moderno. Fu così che evidenziò la carenza di questa vitamina.
E in cosa ciò danneggia il cervello?
“Oltre ad essere essenziale per la formazione delle ossa, essa stimola la produzione di NGF (fattore di crescita dei neuroni)”, chiarisce Cicero Galli Coimbra. Descritta nel 1956, NGF è una proteina essenziale per la sopravvivenza e il rafforzamento delle cellule nervose cerebrali, per essere in grado di inviare segnali continui affinchè un neurone diriga le sue terminazioni nella direzione di un altro e formi una sinapsi (approssimazione tra neuroni, che si verificano varie reazioni chimiche ancora in fase di studio). Quanto più numerose e forti sono queste connessioni (sinapsi), meno occorenza di apoptosi e più efficienti sono le capacità cognitive, come la memoria.

4. PRESTARE ATTENZIONE ALL’INDICE DELLA TAURINA
Aminoacido con maggiore concentrazione nelle cellule del corpo, la taurina ha la funzione di impedire la formazione di coaguli di sangue, ridurre la quantità di trigliceridi (grassi) nel sangue, rafforzare l’endotelio (strato di rivestimento dei vasi sanguigni) e adesso si conosce: bloccare l’apoptosi (morte di nuovi neuroni). Il problema è che l’organismo produce naturalmente questa sostanza, ma la sua quantità diminuisce considerevolmente nel tempo. Non sorprende che, secondo il neurologo Cicero Galli Coimbra, alcuni geriatri hanno raccomandato ai loro pazienti con più di 60 anni, le formule per ripristinare questa sostanza nel corpo, anche se questo è ancora discutibile. “Ancora non è chiaro qual è il meccanismo che lega la taurina con la neurogenesi, neanche la quantità necessaria per ogni persona”, avverte.

5. EVITARE IL CONSUMO DI ALCOL
Non è difficile immaginare perché bevande alcoliche e altre droghe possano danneggiare il cervello e il sistema nervoso centrale, causando un cambiamento nel comportamento quando sono ingerite. Chi beve oltre misura, per esempio, può avere vertigini, mancanza di coordinazione motoria, confusione mentale, disorientamento e persino anestesia momentanea. Già i consumatori di marijuana presentano alterazioni nei sensi (vista, udito, olfatto e tatto), nella cognizione (pensiero, memoria e attenzione) e persino nell’umore.
“Le cellule nervose del cervello, sebbene complesse, sono estremamente fragili e sensibili. Oltre a stimolare la morte dei neuroni, l’uso di queste sostanze può bloccarne la formazione di nuove”, afferma il neurologo della Unifesp, Cicero Galli. Ricordiamoci che anche coloro i quali dicono di bere socialmente possono rischiare la loro salute mentale in futuro. D’accordo con l’esperto, ancora non si sa quale sia la quantità di alcol, ad esempio, in grado di interrompere la neurogenesi, in quanto la sensibilità dell’organismo varia da persona a persona”.

Fonte: https://esclerosemultipla.wordpress.com/2006/08/02/5-formas-de-proteger-seu-cerebro/

Vitamina D. Aggiornamento 2013: dalla profilassi per il rachitismo alla prevenzione generale per la salute

ASTRATTO. La vitamina D ha ricevuto molta attenzione recentemente, come risulta dal rapidissimo aumento del numero di pubblicazioni che la riguardano. Tali pubblicazioni dimostrano come la vitamina D svolga un ruolo cruciale in un grande numero di funzioni fisiologiche e come la carenza di vitamina D sia stata associata a molte malattie acute e croniche, compresi i disturbi del metabolismo del calcio, le malattie autoimmuni, alcuni tipi di cancro, il diabete mellito tipo 2, le malattie cardiovascolari e le malattie infettive. I dati più recenti sulla vitamina D da studi osservazionali sperimentali, ambientali, case-control, retrospettivi e prospettici, così come un numero minore di studi interventistici, sono significativi e confermano il ruolo essenziale della vitamina del sole in una varietà di funzioni fisiologiche e preventive. I risultati di questi studi giustificano la raccomandazione di migliorare lo stato generale della vitamina D nei bambini e negli adulti tramite un sano approccio alla esposizione alla luce solare, il consumo di alimenti contenenti vitamina D e la supplementazione con la vitamina D. In generale, una maggiore attenzione dovrebbe essere data alla carenza di vitamina D nella pratica medica e farmaceutica di quanto sia avvenuto fino a questo momento.

INTRODUZIONE. Dalla scoperta del suo effetto antirachitico nel 1920, la vitamina del sole per molti anni è stata vista solo in relazione alla sua funzione sul calcio e sul metabolismo osseo. Una moltitudine di risultati delle ricerche degli ultimi anni  ha dimostrato che la vitamina D nella sua forma ormonale attiva, 1α,25 – diidrossivitamina D [1α,25(OH)2D; calcitriolo] non è solo un regolatore del calcio e dell’omeostasi del fosfato, ma ha numerosi effetti extra-scheletrici. Questi includono l’impatto significativo dell’ormone vitamina D sul sistema cardiovascolare, sistema nervoso centrale, sistema endocrino e sistema immunitario, così come sul differenziamento cellulare e sulla crescita cellulare. 1α,25(OH)2D manifesta i suoi diversi effetti biologici legandosi al recettore della vitamina D (VDR) presente nella maggior parte delle cellule del corpo. I recettori della vitamina D  sono stati trovati in oltre 35 tessuti che  non sono coinvolti  nel metabolismo osseo. Questi includono cellule endoteliali, cellule delle isole pancreatiche,  cellule ematopoietiche , cellule cardiache e del muscolo scheletrico, monociti, neuroni, cellule placentari e  linfociti T. Si stima che l’attivazione del VDR possa regolare  direttamente e /o indirettamente un grandissimo numero di geni ( 0.5-5 % del totale del genoma umano cioè , 100-1250 geni ). Il fatto che il  recettore della vitamina D (VDR) sia espresso in molti tessuti implica il notevole effetto pleiotropico dell’ormone vitamina D.

RISCHI PER LA SALUTE: DEFICIENZA DI VITAMINA D. Secondo recenti studi, la carenza di vitamina D [sierici di 25 (OH)D < 20 ng/ml] è probabile che sia un importante fattore eziologico nella patogenesi di molte malattie croniche. Queste includono malattie autoimmuni (ad esempio, sclerosi multipla, diabete di tipo 1), malattie infiammatorie dell’intestino ( es. malattia di Crohn ), infezioni (come infezioni del tratto respiratorio superiore), immunodeficienza, malattie cardiovascolari (ad esempio, ipertensione, insufficienza cardiaca, morte cardiaca improvvisa), cancro (ad esempio, il cancro del colon, cancro del seno, linfoma non-Hodgkin) e disturbi neurocognitivi (ad esempio, morbo di Alzheimer).

Gli attuali risultati dello studio ESTHER , uno studio a livello nazionale dal Saarland, coinvolgendo circa 10.000 donne e uomini, di eta’compresa tre 50  e 74 anni, nel quale il livello D 25(OH) è stato misurato, ha mostrato che la carenza di vitamina D ha aumentato in maniera  significativa la mortalita’ generale e cardiovascolare attraverso un follow-up medio di 9,5 anni. I livelli di 25(OH) e la mortalità globale hanno mostrato una marcata associazione non lineare inversa con un aumento del rischio a partire da livelli  25(OH) D inferiori a 75 nmol/l (<30 ng/ml). La carenza di vitamina D è stata associata con un aumento statisticamente  significativo della mortalità per cancro e un tasso di mortalità più elevato per malattie respiratorie (…)

MALATTIE AUTOIMMUNI: ARTRITE REUMATOIDE, MALATTIE INFIAMMATORIE INTESTINALI, SCLEROSI MULTIPLA. Oltre alle malattie infettive, la vitamina D svolge un ruolo attivo nella fisiopatologia delle malattie autoimmuni. Questo è ulteriormente supportato da vari risultati sperimentali che mostrano la capacità della vitamina D di regolare la produzione di chemiochine, contrastando l’infiammazione autoimmune per indurre la differenziazione delle cellule immunitarie in modo da promuovere la auto-tolleranza.

Ciò implica il potenziamento del sistema immunitario innato e l’inibizione di quello umorale, regolando le interazioni fra linfociti e cellule che presentano l’antigene. Aumentando la quantita’ di linfociti TH2 e inducendo la proliferazione di cellule dendritiche con proprieta’ di tolleranza, la vitamina D esercita attivita’ anti-infiammatoria e di immunoregolazione.

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L’aumento della prevalenza delle malattie autoimmuni a latitudini più alte è stato dimostrato per la sclerosi multipla, la malattia infiammatoria intestinale, l’artrite reumatoide e il diabete di tipo 1 (…) La malattia infiammatoria intestinale (IBD) è associata con l’industrializzazione, e la sua incidenza è aumentata notevolmente col tempo. Una review nel 2013 ha descritto una serie di dati convergenti che suggeriscono che l’attivazione locale della vitamina D regola sia l’immunita’ naturale che quella umorale, e anche quella intestinale, in modo tale da promuoverne l’integrita’della barriera, facilitare l’eliminazione della flora trasportata, e impedire lo sviluppo delle cellule T CD4 verso il fenotipo infiammatorio.

In un piccolo studio in doppio cieco, controllato con placebo, randomizzato, sono stati valutati i benefici del trattamento orale con vitamina D3 su 108 pazienti affetti dalla malattia di Crohn in remissione. La supplementazione di vitamina D3 (1200 UI/die) ha aumentato significativamente il livello nel siero 25(OH)D3 da un valore medio di 69 nmol/l a 96 nmol/l dopo 3 mesi. Il tasso di ricaduta era più basso tra i pazienti trattati con vitamina D3 rispetto ai pazienti trattati con placebo.

In uno studio pilota pubblicato recentemente,  l’influenza della supplementazione di vitamina D3 per l’indice di attività della malattia di Crohn (CDAI) è stato testato in pazienti con lieve-moderato morbo di Crohn. La terapia orale di vitamina D3 è stata iniziata a 1000 UI/die e dopo 2 settimane , la dose è stata aumentata gradualmente fino al punto che le concentrazioni sieriche dei pazienti hanno raggiunto 40 ng/ml 25( OH) o per un massimo di 5000 ui al giorno. La supplementazione di vitamina D ha aumentato significativamente i livelli sierici di 25 (OH) D3 da 16 ± 10 ng/ml a 45 ± 19 ng/ml e ha ridotto i punteggi medi CDAI di 112 ± 81 da 230 ± 74 – 118 ± 66 . I punteggi della qualità della vita sono migliorati anche a seguito della somministrazione di vitamina D.

E’ particolarmente degno di nota che i topi transgenici VDR e deficienti in vitamina D, hanno un aumento delle cellule T che sono state implicate nella eziopatologia della IBD (malattia infiammatoria intestiale) e SM (sclerosi multipla). 1α,25(OH)2D direttamente e indirettamente deprime la funzione di queste cellule T patogene, e nello stesso tempo induce una serie di cellule T regolatorie che inibiscono lo sviluppo di IBD e SM.
Tuttavia, le evidenze attuali suggeriscono che il miglioramento del livello 25(OH)D e / o l’ utilizzo di agonisti del recettore della vitamina D potrebbero essere utili nel trattamento della SM e IBD”.

Anche se l’origine autoimmune della sclerosi multipla (SM) è sempre più discussa, non c’è alcun dubbio sull’importante ruolo che la vitamina D svolge nello sviluppo e nella progressione della sclerosi multipla. L’evidenza epidemiologica sostiene un’associazione tra la vitamina D e la suscettibilità e la gravità delle malattie autoimmuni. Nel caso specifico della sclerosi multipla, correlazioni di bassa prevalenza di SM, attività e mortalità con alti livelli di vitamina D hanno portato all’ipotesi che alti livelli di vitamina D potrebbero essere benefici per la SM. Più convincente, il rischio di ricaduta si e ridotto del 12% per ogni aumento di 10 nmol/l (4 ng / mL) nel siero 25(OH)D in uno studio prospettico basato sulla popolazione. Uno studio affrontando gli effetti della vitamina D nella sclerosi multipla ha mostrato la sicurezza di alte dosi di vitamina D  (~ 14 000 UI/die). Sembrava avere effetti immunomodulatori, incluso una riduzione persistente nella proliferazione delle cellule T e ha portato a una tendenza con meno eventi di ricaduta. Quando si esamina l’associazione tra i livelli sierici 25 (OH) e il tasso di ricaduta in pazienti con la sclerosi multipla, prima e dopo l’integrazione, con circa 3000 UI di vitamina D al giorno, una significativa e convincete relazione inversa è stata trovata. Tuttavia, ci sono ancora dubbi clinici irrisolti in relazione all’ effetto della somministrazione di vitamina D e la sclerosi multipla (…) Le prove per la vitamina D come trattamento per la SM sono non conclusive. Degli studi piu approfonditi serviranno per valutare l’effetto della vit D sui risultati clinici in pazienti con la SM.

Commento: Ci sono motivi per credere che la vitamina D possa essere un fattore ambientale che gioca un ruolo cruciale nello sviluppo di diverse malattie autoimmuni. Appare ragionevole mantenere un status 25 (OH) D sano, specialmente nei pazienti con artrite reumatoide, malattie infiammatorie intestinali (IBD) e sclerosi multipla (SM), soprattutto durante l’inverno [25(OH) D, valore target: 40-60 ng/ml o 100-150 nmol /L]”.

Questa review è stata pubblicata su PubMeD. PubMed è un sito di servizio della U.S National Library of Medicine (la più grande biblioteca medica del mondo) che nasce dall’esigenza di molti medici di avere scambio scientifico e facile acceso ai lavori dei propri colleghi.

Fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3908963/Vitamin D. Update 2013: From rickets prophylaxis to general preventive healthcare;    eusuntanna@gmail.com

Possibili meccanismi per il ruolo della vitamina D nel prevenire tumori comuni, malattie cardiache e malattie autoimmuni

Possibili meccanismi per il ruolo della vitamina D nel prevenire tumori comuni, malattie cardiache e malattie autoimmuni

“C’è una buona documentazione epidemiologica che dimostra come vivere a latitudini più basse riduce il rischio di molte malattie croniche. Si è supposto che, poiché la produzione di vitamina D è più efficiente a basse latitudini, questa potesse essere la spiegazione per queste interessanti osservazioni. In aggiunta, c’è una crescente evidenza scientifica la quale suggerisce che aumentando il consumo di vitamina D, si diminuisce il rischio di sviluppare malattie croniche. Ad esempio, è stato dimostrato che il trattamento con 2000 UI/die di vitamina D su bambini dall’età di 1 anno ha diminuito il loro rischio di sviluppare il diabete mellito di tipo 1 del 80 % durante i succesivi 20 anni. Inoltre, i bambini appartenenti alla stesso gruppo che erano carenti di vitamina D a 1 anno di età avevano rischio 4 volte superiore di sviluppo diabete di tipo 1. Un aumentato apporto di vitamina D è stato associato ad un ridotto rischio di sviluppare artrite reumatoide. L’esposizione tramite lettini abbronzanti alle radiazioni UVB che ha determinato un aumento del 100 % della concentrazione nel sangue di 25(OH), si è dimostrato efficace nel trattamento dell’ipertensione tra gli adulti. Tuttavia, gli adulti esposti ad un lettino abbronzante che ha trasmesso solo radiazioni UVA che non hanno fatto aumentare la concentrazione nel sangue di 25(OH)D, non hanno riscontrato alcun effetto sulla loro ipertensione. Vi sono anche prove che un maggiore apporto di calcio e vitamina D riduce il rischio di sviluppare cancro al colon.

Come è possibile che la vitamina D possa avere una cosi un’ampia gamma di benefici terapeutici in relazione alla salute?  La risposta si trova nel fatto che i VDR (i recettori della vitamina D) sono presenti nella maggior parte delle cellule e dei tessuti del corpo*. 1,25(OH)2D è uno dei più potenti regolatori della crescita cellulare, sia nelle cellule normali che nelle cellule tumorali. È stato suggerito che un maggiore apporto di vitamina D o l’aumento dell’esposizione alla luce solare, aumentando la concentraziona nel sangue di 25(OH)D al di sopra di 78 nmol/l (30 ng/ml), è necessario per una produzione extrarenale massima di 1,25 (OH) 2D in una ampia gamma di tessuti e cellule del corpo, inclusi colon, seno, prostata, polmone, macrofagi attivati e cellule paratiroidee. La produzione locale di 1,25 (OH)2D è pensata di essere importante per mantenere la crescita delle cellule sotto controllo e possibilmente impedire alle cellule di diventare autonome e svilupparsi in una cellula cancerogea non regolata. I linfociti T e B attivati hanno VDR. 1,25(OH)2D si è dimostrato essere un modulatore del sistema immunitario molto efficace. In una varietà di modelli animali, è stato dimostrato che il pretrattamento con 1,25(OH)2D è efficace nel mitigare o prevenire l’insorgenza di diabete mellito tipo 1, sclerosi multipla, artrite reumatoide, morbo di Crohn.

La vitamina D non può più essere pensata come un nutriente necessario per la prevenzione di rachitismo tra i bambini. La vitamina D dovrebbe essere considerata essenziale per la salute globale ed il benessere. La carenza di vitamina D e una ridotta esposizione solare alle radizioni UVB hanno dimostrato di aumentare il rischio di molti tumori comuni, diabete di tipo 1, l’artrite reumatoide, sclerosi multipla e ci sono indicazioni che possono essere associati con diabete di tipo 2 e la schizofrenia. La fotosintesi della vitamina D è stata verificanta negli organismi viventi per più di 500 milioni anni, e non è sorprendente che la vitamina D si sia evoluta in un tale importante e necessario ormone, che agisce come un indicatore di salute e benessere. La vigilanza nel mantenimento di un normale livello di vitamina D, cioè, concentrazioni 25 (OH)D di 75-125 nmol / L, dovrebbe essere di elevata priorità. Monitorare i livelli di vitamina D, con la misurazione di 25 (OH) D dovrebbe essere parte di normali esami fisici annuali– dr. Michael Holick, professore di medicina, fisiologia e biofisica alla Boston University, autore del libro “The vitamin D solution”

*”Il VDR (il recettore della vitamina D) è presente nell’intestino tenue, colon, osteoblasti, linfociti T e B attivati, le cellule beta pancreatiche e la maggior parte degli organi del corpo, compreso il cervello, il cuore, la pelle, le gonadi, la prostata, il seno e le cellule mononucleate”.

“The VDR is present in the small intestine, colon, osteoblasts, activated T and B lymphocytes, β-islet cells, and most organs in the body, including brain, heart, skin, gonads, prostate, breast, and mononuclear cells”.

Fonte: http://ajcn.nutrition.org/content/80/6/1678S.full