Vitamina D. Aggiornamento 2013: dalla profilassi per il rachitismo alla prevenzione generale per la salute

ASTRATTO. La vitamina D ha ricevuto molta attenzione recentemente, come risulta dal rapidissimo aumento del numero di pubblicazioni che la riguardano. Tali pubblicazioni dimostrano come la vitamina D svolga un ruolo cruciale in un grande numero di funzioni fisiologiche e come la carenza di vitamina D sia stata associata a molte malattie acute e croniche, compresi i disturbi del metabolismo del calcio, le malattie autoimmuni, alcuni tipi di cancro, il diabete mellito tipo 2, le malattie cardiovascolari e le malattie infettive. I dati più recenti sulla vitamina D da studi osservazionali sperimentali, ambientali, case-control, retrospettivi e prospettici, così come un numero minore di studi interventistici, sono significativi e confermano il ruolo essenziale della vitamina del sole in una varietà di funzioni fisiologiche e preventive. I risultati di questi studi giustificano la raccomandazione di migliorare lo stato generale della vitamina D nei bambini e negli adulti tramite un sano approccio alla esposizione alla luce solare, il consumo di alimenti contenenti vitamina D e la supplementazione con la vitamina D. In generale, una maggiore attenzione dovrebbe essere data alla carenza di vitamina D nella pratica medica e farmaceutica di quanto sia avvenuto fino a questo momento.

INTRODUZIONE. Dalla scoperta del suo effetto antirachitico nel 1920, la vitamina del sole per molti anni è stata vista solo in relazione alla sua funzione sul calcio e sul metabolismo osseo. Una moltitudine di risultati delle ricerche degli ultimi anni  ha dimostrato che la vitamina D nella sua forma ormonale attiva, 1α,25 – diidrossivitamina D [1α,25(OH)2D; calcitriolo] non è solo un regolatore del calcio e dell’omeostasi del fosfato, ma ha numerosi effetti extra-scheletrici. Questi includono l’impatto significativo dell’ormone vitamina D sul sistema cardiovascolare, sistema nervoso centrale, sistema endocrino e sistema immunitario, così come sul differenziamento cellulare e sulla crescita cellulare. 1α,25(OH)2D manifesta i suoi diversi effetti biologici legandosi al recettore della vitamina D (VDR) presente nella maggior parte delle cellule del corpo. I recettori della vitamina D  sono stati trovati in oltre 35 tessuti che  non sono coinvolti  nel metabolismo osseo. Questi includono cellule endoteliali, cellule delle isole pancreatiche,  cellule ematopoietiche , cellule cardiache e del muscolo scheletrico, monociti, neuroni, cellule placentari e  linfociti T. Si stima che l’attivazione del VDR possa regolare  direttamente e /o indirettamente un grandissimo numero di geni ( 0.5-5 % del totale del genoma umano cioè , 100-1250 geni ). Il fatto che il  recettore della vitamina D (VDR) sia espresso in molti tessuti implica il notevole effetto pleiotropico dell’ormone vitamina D.

RISCHI PER LA SALUTE: DEFICIENZA DI VITAMINA D. Secondo recenti studi, la carenza di vitamina D [sierici di 25 (OH)D < 20 ng/ml] è probabile che sia un importante fattore eziologico nella patogenesi di molte malattie croniche. Queste includono malattie autoimmuni (ad esempio, sclerosi multipla, diabete di tipo 1), malattie infiammatorie dell’intestino ( es. malattia di Crohn ), infezioni (come infezioni del tratto respiratorio superiore), immunodeficienza, malattie cardiovascolari (ad esempio, ipertensione, insufficienza cardiaca, morte cardiaca improvvisa), cancro (ad esempio, il cancro del colon, cancro del seno, linfoma non-Hodgkin) e disturbi neurocognitivi (ad esempio, morbo di Alzheimer).

Gli attuali risultati dello studio ESTHER , uno studio a livello nazionale dal Saarland, coinvolgendo circa 10.000 donne e uomini, di eta’compresa tre 50  e 74 anni, nel quale il livello D 25(OH) è stato misurato, ha mostrato che la carenza di vitamina D ha aumentato in maniera  significativa la mortalita’ generale e cardiovascolare attraverso un follow-up medio di 9,5 anni. I livelli di 25(OH) e la mortalità globale hanno mostrato una marcata associazione non lineare inversa con un aumento del rischio a partire da livelli  25(OH) D inferiori a 75 nmol/l (<30 ng/ml). La carenza di vitamina D è stata associata con un aumento statisticamente  significativo della mortalità per cancro e un tasso di mortalità più elevato per malattie respiratorie (…)

MALATTIE AUTOIMMUNI: ARTRITE REUMATOIDE, MALATTIE INFIAMMATORIE INTESTINALI, SCLEROSI MULTIPLA. Oltre alle malattie infettive, la vitamina D svolge un ruolo attivo nella fisiopatologia delle malattie autoimmuni. Questo è ulteriormente supportato da vari risultati sperimentali che mostrano la capacità della vitamina D di regolare la produzione di chemiochine, contrastando l’infiammazione autoimmune per indurre la differenziazione delle cellule immunitarie in modo da promuovere la auto-tolleranza.

Ciò implica il potenziamento del sistema immunitario innato e l’inibizione di quello umorale, regolando le interazioni fra linfociti e cellule che presentano l’antigene. Aumentando la quantita’ di linfociti TH2 e inducendo la proliferazione di cellule dendritiche con proprieta’ di tolleranza, la vitamina D esercita attivita’ anti-infiammatoria e di immunoregolazione.

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L’aumento della prevalenza delle malattie autoimmuni a latitudini più alte è stato dimostrato per la sclerosi multipla, la malattia infiammatoria intestinale, l’artrite reumatoide e il diabete di tipo 1 (…) La malattia infiammatoria intestinale (IBD) è associata con l’industrializzazione, e la sua incidenza è aumentata notevolmente col tempo. Una review nel 2013 ha descritto una serie di dati convergenti che suggeriscono che l’attivazione locale della vitamina D regola sia l’immunita’ naturale che quella umorale, e anche quella intestinale, in modo tale da promuoverne l’integrita’della barriera, facilitare l’eliminazione della flora trasportata, e impedire lo sviluppo delle cellule T CD4 verso il fenotipo infiammatorio.

In un piccolo studio in doppio cieco, controllato con placebo, randomizzato, sono stati valutati i benefici del trattamento orale con vitamina D3 su 108 pazienti affetti dalla malattia di Crohn in remissione. La supplementazione di vitamina D3 (1200 UI/die) ha aumentato significativamente il livello nel siero 25(OH)D3 da un valore medio di 69 nmol/l a 96 nmol/l dopo 3 mesi. Il tasso di ricaduta era più basso tra i pazienti trattati con vitamina D3 rispetto ai pazienti trattati con placebo.

In uno studio pilota pubblicato recentemente,  l’influenza della supplementazione di vitamina D3 per l’indice di attività della malattia di Crohn (CDAI) è stato testato in pazienti con lieve-moderato morbo di Crohn. La terapia orale di vitamina D3 è stata iniziata a 1000 UI/die e dopo 2 settimane , la dose è stata aumentata gradualmente fino al punto che le concentrazioni sieriche dei pazienti hanno raggiunto 40 ng/ml 25( OH) o per un massimo di 5000 ui al giorno. La supplementazione di vitamina D ha aumentato significativamente i livelli sierici di 25 (OH) D3 da 16 ± 10 ng/ml a 45 ± 19 ng/ml e ha ridotto i punteggi medi CDAI di 112 ± 81 da 230 ± 74 – 118 ± 66 . I punteggi della qualità della vita sono migliorati anche a seguito della somministrazione di vitamina D.

E’ particolarmente degno di nota che i topi transgenici VDR e deficienti in vitamina D, hanno un aumento delle cellule T che sono state implicate nella eziopatologia della IBD (malattia infiammatoria intestiale) e SM (sclerosi multipla). 1α,25(OH)2D direttamente e indirettamente deprime la funzione di queste cellule T patogene, e nello stesso tempo induce una serie di cellule T regolatorie che inibiscono lo sviluppo di IBD e SM.
Tuttavia, le evidenze attuali suggeriscono che il miglioramento del livello 25(OH)D e / o l’ utilizzo di agonisti del recettore della vitamina D potrebbero essere utili nel trattamento della SM e IBD”.

Anche se l’origine autoimmune della sclerosi multipla (SM) è sempre più discussa, non c’è alcun dubbio sull’importante ruolo che la vitamina D svolge nello sviluppo e nella progressione della sclerosi multipla. L’evidenza epidemiologica sostiene un’associazione tra la vitamina D e la suscettibilità e la gravità delle malattie autoimmuni. Nel caso specifico della sclerosi multipla, correlazioni di bassa prevalenza di SM, attività e mortalità con alti livelli di vitamina D hanno portato all’ipotesi che alti livelli di vitamina D potrebbero essere benefici per la SM. Più convincente, il rischio di ricaduta si e ridotto del 12% per ogni aumento di 10 nmol/l (4 ng / mL) nel siero 25(OH)D in uno studio prospettico basato sulla popolazione. Uno studio affrontando gli effetti della vitamina D nella sclerosi multipla ha mostrato la sicurezza di alte dosi di vitamina D  (~ 14 000 UI/die). Sembrava avere effetti immunomodulatori, incluso una riduzione persistente nella proliferazione delle cellule T e ha portato a una tendenza con meno eventi di ricaduta. Quando si esamina l’associazione tra i livelli sierici 25 (OH) e il tasso di ricaduta in pazienti con la sclerosi multipla, prima e dopo l’integrazione, con circa 3000 UI di vitamina D al giorno, una significativa e convincete relazione inversa è stata trovata. Tuttavia, ci sono ancora dubbi clinici irrisolti in relazione all’ effetto della somministrazione di vitamina D e la sclerosi multipla (…) Le prove per la vitamina D come trattamento per la SM sono non conclusive. Degli studi piu approfonditi serviranno per valutare l’effetto della vit D sui risultati clinici in pazienti con la SM.

Commento: Ci sono motivi per credere che la vitamina D possa essere un fattore ambientale che gioca un ruolo cruciale nello sviluppo di diverse malattie autoimmuni. Appare ragionevole mantenere un status 25 (OH) D sano, specialmente nei pazienti con artrite reumatoide, malattie infiammatorie intestinali (IBD) e sclerosi multipla (SM), soprattutto durante l’inverno [25(OH) D, valore target: 40-60 ng/ml o 100-150 nmol /L]”.

Questa review è stata pubblicata su PubMeD. PubMed è un sito di servizio della U.S National Library of Medicine (la più grande biblioteca medica del mondo) che nasce dall’esigenza di molti medici di avere scambio scientifico e facile acceso ai lavori dei propri colleghi.

Fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3908963/Vitamin D. Update 2013: From rickets prophylaxis to general preventive healthcare;    eusuntanna@gmail.com

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Uno studio longitudinale della 25-idrossivitamina D nel siero e livelli intatti di ormone paratiroideo indicano l’importanza della vitamina D e della regolazione dell’omeostasi del calcio nella sclerosi multipla (2008)

CONTESTO: La passata esposizione al sole e la vitamina D3 sono stati associati ad un ridotto rischio di sclerosi multipla (SM). Non esistono precedenti studi longitudinali sulla vitamina D nella SM .
OBIETTIVI: per confrontare la regolazione della vitamina D e l’omeostasi del calcio tra pazienti con la sclerosi multipla e controlli sani. Per studiare la correlazione dei parametri del metabolismo della vitamina D con l’attività della sclerosi multipla.
METODI: Abbiamo misurato il livello della vitamina D, 25(OH)D, l’ormone paratiroideo PTH, calcio, fosfato, magnesio, cloruro, fosfatasi alcalina, albumina, TSH nel siero ogni 3 mesi e al momento della ricaduta durante 12 mesi in 23 pazienti con la sclerosi multipla e 23 controlli sani.
Il peso della MRI nella malattia e l’attività T2 sono stati valutati ogni 6 mesi
RISULTATI: La carenza di vitamina D (< o =37 nmol/l ) era comune, colpendo la metà dei pazienti e controlli in un certo periodo nel corso dell’anno
La variazione stagionale della 25(OH)D è stata simile nei pazienti e nei controlli, ma i livelli sierici di 25(OH)D erano più bassi e i livelli sierici del paratormone intatto (iPTH) erano maggiori durante le ricadute della sclerosi multipla.
Tutte le 21 ricadute durante lo studio si sono verificate quando i livelli sierici del PTH intatto erano >20 ng/l (2.2 pmol/l), mentre il 38% dei pazienti in remissione ha mostrato dei livelli del iPTH < o =20 ng/l.
I pazienti con la sclerosi multipla hanno avuto una ipocalcemia relativa e una risposta PTH meno intensa in inverno.
Non c’è stata correlazione tra i livelli sierici di 25(OH)D e i parametri MRI.
CONCLUSIONI: Il circuito endocrino regolando il calcio serico può essere alterato nella SM. Esiste una relazione inversa tra il livello sierico di vitamina D e l’attività clinica della sclerosi multipla. Il ruolo della vitamina D nella sclerosi multipla deve essere esplorato ulteriormente.

L’ effetto preventivo della supplementazione di vitamina D3

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23250818

Nel 20% dei pazienti, la sclerosi multipla esordisce con un episodio di neurite ottica (ON) e il 50% dei pazienti con neurite ottica sviluppano la SM entro 15 anni.
In questo studio, sono stati valutati gli effetti preventivi della somministrazione di vitamina D nella conversione della neurite ottica a SM (outcome primario) e gli effetti della somministrazione di vitamina D sulle lesioni RMN (outcome secondario) dei pazienti con la neurite ottica (ON) e con bassi livelli di vitamina D.
30 pazienti con neurite ottica (15 in ogni gruppo, età 20-40 anni), con livelli di vitamina D minori di 30 ng/ml, sono stati arruolati in un trial in doppio cieco randomizzato parallelo.
I pazienti del gruppo di trattamento hanno ricevuto 50.000 unità di vitamina D alla settimana per 12 mesi e i pazienti del gruppo di controllo hanno ricevuto un placebo settimanale per 12 mesi.
Risultati: la riduzione del rischio è stata del 68,4 % per l’outcome primario (dove sono stati valutati gli effetti preventivi della somministrazione di vitamina D nella conversione dalla neurite ottica alla SM) nel gruppo di trattamento. Dopo 12 mesi, i pazienti nel gruppo di trattamento hanno mostrato una incidenza significativamente più bassa di nuove lesioni T2 captanti gadolinio corticali, giusta-corticali, nel corpo calloso e buchi neri. Il numero medio di placche totali ha mostrato una significativa diminuzione nel gruppo trattato con la supplementazione di vitamina D3 rispetto al gruppo placebo.
Conclusione: La somministrazione di integratori di vitamina D3 ai pazienti con la neurite ottica, con bassi livelli di vitamina D, può ritardare l’insorgenza di un secondo attacco clinico e la successiva conversione a SM.

STUDI VITAMINA D – SCLEROSI MULTIPLA

I primi 18 studi sono pubblicati su PubMed. PubMed è un sito di servizio della U.S National Library of Medicine (la più grande biblioteca medica del mondo) che nasce dall’esigenza di molti medici di avere scambio scientifico e facile acceso ai lavori dei propri colleghi. Su PubMed, più di 600 studi mettono in evidenza il forte legame fra la vitamina D e la sclerosi multipla.

①  http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3537648

La versione dettagliata di questo studio si può trovare qui : http://www.direct-ms.org/pdf/VitDMS/Goldberg%20Medical%20Hypoth%20Vit%20D.pdf

(1986) Nel 1986 (28 anni fa), Goldberg ha realizzato un piccolo studio in cui giovani pazienti con la sclerosi multipla (22-37 anni) hanno ricevuto 5000 UI di vitamina D3 al giorno, sotto forma di olio di fegato di merluzzo – 20 grammi al giorno – per un periodo da uno a due anni. I pazienti hanno ricevuto anche calcio e magnesio. La risposta di ogni paziente è stata confrontata con la propria storia fino a quel momento. Il numero di ricadute osservate durante lo studio era meno della metà del numero previsto dalla casistica. Quindi hanno avuto meno ricadute rispetto al periodo precedente allo studio.

②  http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8755567?dopt=Abstract&holding=f1000,f1000m,isrctn (1996) L’encefalomielite autoimmune sperimentale (EAS) è una malattia autoimmune che si ritiene essere un modello (animale) per la malattia umana sclerosi multipla. (…) L’encefalomielite autoimmune sperimentale è stata completamente prevenuta dalla somministrazioe di 1,25-(OH)2D3. 1,25-(OH)2D3 ha potuto prevenire la progressione dell’EAS quando è stata somministrata all’apparire dei primi sintomi di disabilità. L’interruzione della somministrazione della vitamina D ha provocato una ripresa della progressione dell’EAS. Pertanto, il blocco da 1,25-(OH)2D3 è reversibile. Una carenza di vitamina D ha aumentato la suscettibilità a sviluppare EAS. Perciò, 1,25-(OH)2D3 o i suoi analoghi sono potenzialmente importanti per il trattamento della sclerosi multipla.

Leggete anche questo studio: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1705564?dopt=Abstract&holding=f1000,f1000m,isrctn (…) “The administration of 0.1 microgram 1,25-(OH)2-D3 i.p. given every other day for 15 d, starting 3 d before immunization, significantly prevented the development of EAE”. (…) “La somministrazione di 0,1 microgrammi 1,25-(OH)2-D a giorni alterni per 15 giorni, partendo da 3 giorni prima dell’immunizzazione, ha impedito in maniera significativa lo sviluppo della EAE “. (1991)[i]

③  http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17179460    (2006) L’evidenza epidemiologica e sperimentale suggerisce che alti livelli di vitamina D – un potente immunomodulatore – possono ridurre il rischio di sviluppare la sclerosi multipla. L’obiettivo di questo studio è stato quello di esaminare se i livelli di 25(OH)D sono associati al rischio di sviluppare la SM. Studio prospettico, con più di 7 millioni di sogetti – personale militare americano – che hanno avuto campioni di siero conservato preso il Departum of Defense Serum Repository (IL Dipartimento della Difesa Deposito Siero). I casi di sclerosi multipla (trovati 257 casi) sono stati identificati attraverso Army and Navy Physical Disability Databases, tra il 1992 e il 2004 e le diagnosi sono state confermate dalla revisione delle cartelle cliniche. La concentrazione di vitamina D è stata valutata facendo la media di 25(OH)D di 2 o più campioni di siero prelevati prima della data dei primi sintomi della sclerosi multipla. Tra i bianchi (148 casi), il rischio di sclerosi multipla diminuiva in modo significativo con l’aumento dei livelli di vitamina D, ma non anche tra i neri e gli ispanici (109 casi) che avevano più bassi livelli di vitamina D. Livelli di vitamina D di minimo 100 nmol/L, circa, sembravano essere protettivi, con una riduzione del rischio SM per questi con tali livelli di quasi ⅔ . I risultati di questo studio suggeriscono che elevati livelli di vitamina D sono associati ad un minore rischio di SM.

④  http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18653736  (2008) Secondo questo studio, la sclerosi multipla è associata a bassi livelli sierici di vitamina D3. È stata studiata l’associazione tra i livelli sierici di vitamina D3 e vitamina D2 e l’aggravamento della sclerosi multipla, valutato con EDSS (Expanded Disability Status Scale). Campioni di siero di 267 pazienti affetti da SM sono stati raccolti per la misurazione della vitamina D3 e della vitamina D2. Entrambi i livelli della vitamina D erano significativamente più bassi nelle forme progressive rispetto alla forma recidivante  remittente ( RR ). Nei pazienti con la forma RR (il corso di malattia < o = 5 anni ), elevati livelli D3 sono stati associati con un’alta probabilità di non avere ricadute. Bassi livelli D3 sono stati associati con alti punteggi EDSS. Il livello della D2 non è stato direttamente associato con il tasso di ricaduta o EDSS. CONCLUSIONE : I livelli sierici della vitamina D3 sono stati associati  con il tasso di ricaduta e di disabilità nei pazienti affetti da SM. Questi risultati sono suggestivi per un effetto modulante della vitamina D3 per la sclerosi multipla.  

 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19383644   (2009)   METODI: abbiamo valutato retrospettivamente i livelli sierici di 25-idrossi-vitamina D 25(OH)D nei 199 pazienti (32 pazienti con la sindrome clinicamente isolata CIS, 115 pazienti con sclerosi multipla recidivante remittente RR, 10 pazienti con la sclerosi multipla primaria progressiva, 16 pazienti con la sclerosi multipla secondaria progressiva, 9 pazienti con la mielite trasversa MT e 16 pazienti con altre malattie neurologiche) – pazienti che hanno frequentato la nostra clinica tra il 2004 e il 2008. Abbiamo esaminato la variazione nei livelli 25(OH)D nei pazienti che in 40 pazienti con la sclerosi multipla che hanno preso o LDC low dose cholecarciferol (< o =800 UI al giorno) o HDE high dose ergocalciferol (50.000 UI al giorno per 7-10 giorni, seguite da 50.000 UI settimanale o bisettimanale). RISULTATI: il livello medio 25(OH)D è stato 71+/-39nmol/L e 167 (84%) pazienti hanno avuto livelli insufficienti (< o =100 nmol/L) di 25(OH)D. I pazienti che hanno supplementato <=800 UI al giorno non hanno avuto un aumento significativo nella loro 25(OH)D. Ad ogni modo, i livelli della vitamina D, sono aumentati di 42 nmol/L nei pazienti che originarimente prendevano una dose bassa di vitamina D e dopo gli sono stati prescritti l’alto dosaggio di vitamina D. Livelli ottimali sono stati raggiunti solo  in meno del 40% dei pazienti. CONCLUSIONI: concludiamo che un grande numero di pazienti con la sclerosi multipla e la mielite trasversa del nostro gruppo sono carenti di vitamina D. 50.000 UI al giorno per 7-10 giorni, seguite da 50.000 UI settimanale o bisettimanale – hanno elevato in modo significativo i livelli 25(OH)D nei pazienti con la sclerosi multipla, essendo piu efficaci nell’aumentare i livelli di vitamina D che 800 UI al giorno. Studi prospettici sono necessari per determinare un appropriato regime di dosaggio che raggiunga dei livelli ottimali nella maggior parte dei pazienti con la sclerosi multipla. *71 nmol= 28 ng/ml  *39 nmol= 15 ng/ml   *100 nmol= 40 ng/ml   *41 nmol= 16 nh/m    

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2733195/#CR61  (2009) “Lastly, a Canadian team recently demonstrated that the use of high doses of vitamin D3 (cholecalciferol, 14,000 IU/d) during a long period (6 months–1 year) did not induce hypercalcaemia or notable side-effects, despite serum vitamin D levels of nearly 400 nmol/l. After 1 year of such treatment, a 41% reduction in the number of relapses and a significant improvement in EDSS was observed in the treated patients (n = 25 vs. 24 untreated patients)”. “Un team canadese ha recentemente dimostrato che l’uso di alte dosi di vitamina D3, 14.000 UI al giorno, per un lungo periodo (6 mesi-1 anno) non ha indotto ipercalcemia o notevoli effetti collaterali, nonostante i livelli sierici di vitamina D di quasi 400 nmol/L (160 ng/ml). Dopo un anno di tale trattamento, una riduzione del 41% del numero di ricadute e un miglioramento significativo EDSS è stato osservato nel pazienti trattati (25 pazienti trattati vs 24 pazienti non trattati con una tale dose)”. Su PubMed è fatta solo una breve descrizione di questo importante studio, “Immunological Analysis of a Phase I/II Dose Escalation Trial of Oral Vitamin D3 with calcium supplementation in patients with Multiple Sclerosis”, presented April 29, 2009 at the Annual Meeting of the American Academy of Neurology, pero più informazioni  ho trovato qui:   http://www.vitamindmscure.com/   http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20427749

⑦   http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20427749          (2010)

Uno degli obiettivi di questo studio randomizzato controllato di 52 settimane è stato quello di valutare la tollerabilità di alte dosi di vitamina D per via orale. I pazienti del gruppo di trattamento hanno ricevuto dosi crescenti di vitamina D fino a 40.000 UI al giorno, per un periodo di più di 28 settimane per alzare i livelli sierici di 25 -idrossivitamina D[25 (OH)D] rapidamente e per valutare la tollerabilità, seguite da 10.000 UI Vitamina D3 al giorno per un periodo di 12 settimane, e in seguito hanno scalato la dose fino a 0 UI al giorno. Il calcio  (1200 mg al giorno) è stato somministrato per tutta la durata del trial. RISULTATI: 49 pazienti (25 nel gruppo di trattamento, 24 nel gruppo di controllo) sono stati arruolati. Nonostante un valore massimo del livello della vitamina D di 413 nmol/L (165 ng/ml), non si sono verificati significativi eventi avversi. I pazienti del gruppo di trattamento hanno avuto meno ricadute e una riduzione costante nella proliferazione delle cellule T rispetto ai gruppo di controllo.

CONCLUSIONI: Alte dosi di vitamina D (circa 10.000 UI al giorno) nella sclerosi multipla sono sicure, con evidenza di effetti immunomodulatori. Questo studio fornisce la prova che l’uso di alte dosi di vitamina D per 52 settimane nei pazienti con la sclerosi multipla non aumenta significativamente i livelli sierici di calcio rispetto ai pazienti con una supplementazione non ad alto dosaggio. La versione dettagliata di questo studio si può trovare qui : http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2882221/

⑧  http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20695012   (2010)

È stato studiato se i livelli più elevati di vitamina D3 sono stati associati ad un minore rischio di ricadute nelle persone con la sclerosi multipla. È stato condotto uno studio con 145 soggetti con SM recidivante-remittente nel periodo 2002-2005. I livelli sierici della vitamina D3 sono stati misurati 2 volte all’anno e il rischio di ricaduta è stato valutato mediante gli analisi di sopravvivenza .

RISULTATI: c’era una relazione inversa lineare tra i livelli della vitamina D3 e il rischio di avere una ricaduta nei successivi sei mesi. Elevati livelli di vitamina D3 sono stati associati ad un ridotto rischio di ricaduta. Per ogni aumento di 10 nmol (4 nanogrammi per millilitro di vitamina D3 nel sangue), il rischio di una ricaduta scende del 12%.    

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20511058 (2010) (…) “La capacità della vitamina D di influenzare la normale immunità umana è fortemente dipendente dalla concentrazione della vitamina D degli individui e può portare a risposte anormali, alle infezioni o autoimmunità in coloro che hanno carenza di vitamina D. IL potenziale significato della vitamina D per la salute è stato sottolineato accrescendo la consapevolezza sul compromesso stato della vitamina D nelle popolazioni di tutto il mondo” (…)

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21072911  (2010) VITAMINA D – UNA VECCHIA VITAMINA IN UNA NUOVA PROSPETTIVA La vitamina D è un seco-steroide che nella sua forma attiva, 1,25-(OH)2-Vitamina D3, ha attività di un ormone. La maggior parte delle cellule e tessuti del corpo umano hanno dei recettori di vitamina D (VDR) che stimolano la trascrizione nucleare di vari geni per alterare la funzione cellulare. La vitamina D sembra che abbia un effetto su numerose malattie, tra cui l’osteoporosi, il dolore cronico muscoloscheletrico, il diabete (tipo 1 e 2), la sclerosi multipla, malattie cardiovascolari, cancro al seno, cancro alla prostata e cancro al colon. Secondo molti ricercatori, c’è attualmente una carenza di vitamina D a livello mondiale in varie popolazioni, compresi i neonati, le donne in gravidanza e in allattamento e gli anziani. La prevalenza di insufficienza di vitamina D nella popolazione generale tedesca è alta. La vitamina D nel cibo è limitata e spesso inadeguata per prevenire le carenze. La supplementazione di vitamina D è necessaria per evitare le carenze, sopratutto nei mesi invernali.

⑪  http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22926855  (2012) Sono state analizzate 2.362 RMN del cervello (469 soggetti con SM). La dottoressa Ellen Mowry e i suoi colleghi hanno scoperto che per ogni aumento di 10 nanogrammi per millilitro di vitamina D nel sangue il rischio di nuove lesioni scende del 15% e il rischio di avere una ricaduta scende del 32%.  

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=multiple+sclerosis+vitamin+d+3010+iu                                                               (2012)

In uno studio osservazionale non controllato, la supplementazione di vitamina D3 (3010 UI al giorno – in media) è stata somministrata a 156 pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente, in terapia immunomodulante di prima linea e con l’iniziale livello sierico di 25 – OH – D inferiore a 100 nmol/L (40 ng/ml). Il livello 25-OH-D è stato misurato prima della supplementazione e più volte durante la supplementazione (…) RISULTATI: in 76 pazienti, la terapia immunomodulante precedeva la supplementazione di vitamina D (di 4,2 ±2,7 anni) e in 80 pazienti entrambi i trattamenti sono stati iniziati contemporaneamente. Sotto l’integrazione, il livello di 25 – OH – D è aumentato da 49 ± 22 nmol/l per 110 ± 26 nmol/l, in media. Mettendo in comune i dati raccolti prima e durante la supplementazione, abbiamo trovato una significativa forte relazione inversa tra il tasso di incidenza delle ricadute e il livello di 25 – OH – D, suggerendo che la vitamina D ha effettivamente influenzato il tasso delle ricadute (…) Nel modello multivariato aggiustato per età, durata della malattia e l’uso precedente di terapia immunomodulante, ogni aumento di 10 nmol (4ng/ml) del livello di  vitamina D è stato associato con una riduzione del tasso di incidenza delle ricadute del 13,7 %. CONCLUSIONE: ulteriori studi sono necessari per la quantificazione precisa degli effetti della vitamina D.

⑬  http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23202962  (2012) “Le ricerche correlano l’integrazione di vitamina D o I livelli sierici più elevati di vitamina D ( 25 ) (OH) D con un minor rischio di sviluppare la sclerosi multipla, un ridotto tasso di ricadute, una progressione più lenta o meno nuove lesioni cerebrali. Presentiamo qui il caso di una donna a cui è stata diagnosticata la sclerosi multipla nel 1990. Dal 1980 fino al 2000 la sua capacità di camminare è diminuita da 20 a 1 km al giorno. Dal gennaio 2001, un supplemento di vitamina D3 è stato assunto giornalmente. La dose iniziale era di 20 mcg ( 800 UI ) al giorno ed è aumentata a 100 mcg ( 4000 UI ) al giorno nel settembre 2004 e poi a 150 mcg ( 6000 UI ) al giorno nel dicembre 2005. L’assunzione di vitamina D3 ha ridotto i dolori muscolari e ha migliorato la deambulazione da 1 km ( febbraio 2000) a 14 km al giorno ( febbraio 2008). L’assunzione di vitamina D per oltre 10 anni non ha causato effetti avversi : ipercalcemia , ipercalciuria o nefrolitiasi (…)  Suggeriamo che la valutazione periodica della vitamina D3 e del calcio , l’assunzione di magnesio, la risoluzione dei problemi intestinali e la misurazione dei livelli sierici di 25 (OH) D , PTH , i livelli di Ca, UCA / Cr e la salute delle ossa diventino parte integrante nella gestione delle persone affette da sclerosi multipla”.  

 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23650000 (2013)   Lo scopo di questo studio è stato di valutare la concentrazione di 25(OH)D3 e gli indici del metabolismo del calcio e fosforo in momenti diversi della sclerosi multipla recidivante-remittente. 30 pazienti (15 nella fase iniziale della SM e 15 nella fase avanzata della SM) sono stati arruolati. Ogni paziente è stato sottoposto ad un esame neurologico. La disabilità motoria neurologica è stata definita secondo EDSS (Expanded Disability Status Scale). I risultati sono stati confrontati  con i valori ottenuti nel gruppo di controllo (15 individui). RISULTATI: si sono trovate concentrazioni sieriche significativamente inferiori di 25(OH)D3 nei pazienti con la sclerosi multipla rispetto al gruppo di controllo. Pazienti con la sclerosi multipla in fase avanzata della malattia (durata di 5-6 anni) avevano concentrazioni basse di vitamina D3 rispetto ai pazienti in una fase precoce della sclerosi multipla. CONCLUSIONE: sono state trovate concentrazioni sieriche più bassse di 25(OH)D3 nei pazienti con la sclerosi multipla rispetto al gruppo di controllo.    

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23339019 (2013) “(…) Inoltre, nel gruppo sperimentale che ha ricevuto un integratore di vitamina D3 per via orale, abbiamo osservato che è stato ritardato l’inizio della malattia ed è diminuita la gravità della malattia (…) In conclusione, abbiamo osservato un incremento dell’attività di questa proteina trasportatrice specifica (DBP, Vitamin D Binding Protein) nel liquido cerebrospinale, che potrebbe servire come un biomarker specifico  per la diagnosi della sclerosi multipla.  Successivamente, dimostriamo la funzione importante dell’aumento dei livelli dei metaboliti della vitamina D per il trattamento della sclerosi multipla. Infine, i supplementi di vitamina D possono essere particolarmente utili per la sclerosi multipla secondaria progressiva (SMSP)”.

*Aggiugo questo studio fatto nel 2011: ⑯ http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21042807 La sclerosi multipla è la più comune malattia demielinizzante del sistema nervoso centrale (CNS). Un crescente numero di studi supporta un ruolo della vitamina D nell’eziologia della sclerosi multipla. La Vitamin D Binding Protein (DBP) è il principale trasportatore dei metaboliti della vitamina D e sono state trovate differenze genetiche nel gene DBP che influenzano il livello della vitamina D. Esaminiamo qui delle prove che sostengono un ruolo della DBP nella SM. Diversi studi recenti mostrano che i livelli di DBP nel liquido cerebrospinale sono correlati con il decorso della SM, essendo basso durante le ricadute e più alto nella fase secondaria progressiva. Ulteriori studi sono necessari per chiarire l’uso potenziale della DBP come marker biologico dell’evoluzione della SM, ma potrebbe essere utile se si prende in considerazione l’attuale mancanza di strumenti diagnostici per la predizione dello sviluppo e la progressione della sclerosi multipla.    

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23602794  (2013) Le ricerche hanno suggerito una relazione tra i bassi livelli di vitamina D e il tasso di ricadute nei pazienti con la sclerosi multipla. 118 pazienti SM trattati con Natalizumab (Tysabri)hanno fatto l’esame per vedere il livello della vitamina D nel sangue, durante l’inverno 2009-2010. 45 dei pazienti avevano carenza di vitamina D. Si è constatata una significativa differenza tra i pazienti con un livello normale di vitamina D (NVD group) e tra i pazienti carenti di vitamina D (DVD group) in quello che riguardano le ricadute nell’anno precedente il test e dopo il test per la vitamina D. CONCLUSIONE: i pazienti trattati con Natalizumab con carenza di vitamina D hanno più probabilità di sperimentare ricadute e possono sperimentare più ricadute rispetto ai pazienti con un livello normale di vitamina D (NVD group).

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23519972  (2013) A questo studio hanno partecipato 110 pazienti con la sclerosi multipla e 108 soggetti nel gruppo di controllo.  Il livello della vitamina D è stato misurato in 63 pazienti che avevano una ricaduta, 77 pazienti in remissione e tutti i controlli (108). La quantità di esposizione al sole durante l’infanzia e l’indice di massa corporea sono stati calcolati. RISULTATI: i pazienti con la sclerosi multipla avevano un livello di vitamina D significativamente inferiore rispetto al gruppo di controllo. I pazienti in ricaduta hanno avuto un livello di vitamina D significativamente più basso rispetto ai pazienti in remissione. La carenza di vitamina D (<50 nmol/L = 20 ng/ml ) è stata vista in una più maggiore percentuale dei casi (71,8%) rispetto ai controlli (53,7%). Livelli più alti di vitamina D (> 58 nmol/l) hanno mostrato una relazione inversa con la SM. CONCLUSIONE: I risultati dello studio hanno indicato che il livello di vitamina D mostra una relazione inversa con la sclerosi multipla nella popolazione indiana. La causalità inversa non può essere esclusa.

http://ajcn.nutrition.org/content/86/3/645.long  (2007)   A questo studio hanno partecipato 12 pazienti in una fase attiva  della sclerosi multipla, che hanno ricevuto Vitamina D3 e 1200 mg Calcio al giorno. La somministrazione di alte dosi di vitamina D3, gradualmente, nel corso di 7 mesi (in base alla dose settimanale di 28.000 UI = 4.000 UI al giorno fino al raggiungimento di una dose settimanale di 280.000 UI = 40.000 UI al giorno) ha portato alla riduzione del numero delle lesioni attive rispetto al numero di lesioni attive trovate negli stessi pazienti prima di 7 mesi (valutata con la RMN), non essendo dimostrata l’insorgenza di effetti collaterali. I dati supportano la fattibilità di dosi farmacologiche di vitamina D3 per la ricerca clinica e forniscono evidenza oggettiva che l’assunzione di vitamina D al di là del limite superiore è al sicuro.   TABLE 1 Vitamin D3 dose-escalation schedule

Study visit1 Stage of the study Supplementation
Vitamin D3 Calcium (mg/d)
μg/wk IU/wk
1 1–2 wk 0 0 1200
2 3–4 wk 700 28 000 1200
3 5–10 wk 1400 56 000 1200
4 11–16 wk 2800 112 000 1200
5 17–22 wk 5600 224 000 1200
6 23–28 wk 7000 280 000 1200
72 ≈3 mo later
  • 1 Each study visit occurred on the first day of the week.
  • 2 Vitamin D3 and calcium supplementation were discontinued after 28 wk.

TABLE 3 Effect of the full protocol of vitamin D3 supplementation on biochemical measures: comparison of baseline values and values after a 28-wk vitamin D3 treatment (100–1000 μg/d)1

Subjects Serum 25(OH)D Serum calcium Urinary calcium: creatinine PTH Creatinine
n nmol/L mmol/L pmol/L μmol/L
Baseline 12 78.2 ± 35.3a,2 2.36 ± 0.09a 0.42 ± 0.31a 2.75 ± 1.54a 69.08 ± 22.75a
Trial completion 12 385.5 ± 157.0b 2.23 ± 0.43a 0.47 ± 0.28a 1.81 ± 1.15a 70.42 ± 15.23a
Reference values3 <250 2.1–2.6 <1.0 1.3–5.4 50–110

  “Within 15 min of full-body exposure at midday during the summer, white adults can produce vitamin D equivalent to an intake of 250 μg (10 000 IU). In summary, we have shown that serum concentrations of 25(OH)D in the range of 400 nmol/L (160 ng/ml) can be attained without causing hypercalcemia or hypercalcuria, and they do not cause adverse clinical or paraclinical effects. These findings are encouraging for larger-scale clinical trials in MS and in other medical conditions that may respond to vitamin D. The present study provides an objective confirmation that the recent proposal by Hathcock et al is appropriate—ie, a UL of 250 μg/d (10 000 IU/d) for vitamin D intake can be justified”.   Ho voluto evidenziare (con l’aiuto di questo studio):

  1. entro 15 minuti di esposizione al sole (di tutto il corpo) a mezzogiorno, durante l’estate, gli adulti bianchi sono in grado di produrre 10 000 ui di vitamina D3.

   2. un livello di 160 ng di vitamina D3 puó essere raggiunto senza provocare ipercalcemia o ipercalciuria.

   3. ogni paziente con sclerosi multipla può prendere 10 000 ui di vitamina D3 al giorrno (aggiungerei anche che con questa quantità di vitamina D si devono bere anche 2 litri d’acqua ogni giorno – per diluire il calcio). Questo studio si trova anche su PubMed:  http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17823429

http://www.vitasearch.com/get-clp-summary/40778   (2013)

In uno studio che ha coinvolto 98 pazienti con RR SM e 17 soggetti sani, i livelli della vitamina D sono risultati significativamente più bassi nei pazienti con la sclerosi multipla, soprattutto quelli con una “severa” MS (valutata tramite EDSS) – rispetto ai controlli sani e rispetto a quelli con forma meno grave della malattia. Gli autori concludono: “I nostri risultati non solo dimostrano i bassi livelli di vitamina D nei pazienti con la sclerosi multipla – rispetto ai pazienti sani – ma sostengono anche l’associazione tra la vitamina D e la gravità della malattia”.  

21. http://msj.sagepub.com/content/19/2/137.full  (2013)

“Se io avessi la sindrome clinicamente isolata suggestiva di sclerosi multipla, prenderei 10.000 UI vitamina D al giorno: SI!”  “Direi: non è pericoloso assumerla, probabilmente è efficace e non ho tempo per aspettare i “trials” clinici”. (Jorge Correale – Institute for Neurological Research. Jorge Correale è un membro del consiglio di Merck-Serono Argentina, Biogen-Idec LATAM and Merck-Serono LATAM).   [Rebif è un farmaco prodotto dalla Merck-Serono, mentre Avonex, Tysabri, BG-12, sono farmaci sviluppati di Biogen].

22. https://www.aan.com/PressRoom/Home/PressRelease/1152   (2013)

“Abbiamo realizzato che i fattori di rischio di Sclerosi Multipla precedentemente considerati genetici, possono cambiare in base all’ambiente, con la forte implicazione dell’interazione tra gene e ambiente. I nostri studi evidenziano come il clima e la dieta sono fattori connessi alla SM, che può essere vista come una malattia ampiamente prevenibile. L’esposizione alla vitamina D sembra essere il fattore principale che determina il rischio geografico”, ha affermato George Ebers, un ricercatore dell’Università di Oxford che ha ricevuto il premio 2013 John Dystel Prize per la Ricerca sulla Sclerosi Multipla.

23. http://www.vitamindmscure.com/

In a presentation at the 2008 annual meeting of the American Academy of Neurology on April 28, 2008, a group of Canadian researchers presented the results of a study sponsored by the Canadian MS Society. The study involved a group of 25 MS patients who took an average of 14,000 IU of vitamin D3/day for 1 year (high dose group), and a group of 24 MS patients who took an average of 1000 IU/day for 1 year. The contrasting results were astounding. The group taking 14,000 IU/day suffered 41% fewer relapses that they did in the year before the study began, and only 16% suffered any relapses in the year of the study. By contrast, in the group taking 1000 IU/day, there were only 17% fewer relapses, and 40% suffered relapses during the year of the study. The high dose D3 group was also given 1200 mg/day of calcium. Even though the high dose group reached a maximum mean 25(OH)D level of 413 nmol/L (165 ng/mL), there were no adverse side effects reported, including calcium abnormalities. High dose vitamin D therapy cut the relapse rate by over 50% (” Immunological Analysis of a Phase I/II Dose-Escalation Trial of Oral Vitamin D3 with Calcium Supplementation in Patients with Multiple Sclerosis’ presented April 28, 2009 at the annual meeting of the American Academy of Neurology”). In una presentazione alla Riunione Annuale 2008 della American Academy of Neurology, un gruppo di ricercatori canadesi ha presentato i risultati sponsorizzati dalla MS Society of Canada. Lo studio ha coinvolto un gruppo di 25 pazienti con sclerosi multipla che hanno preso una media di 14.000 UI di vitamina D3 al giorno  per un anno (il gruppo ad alto dosaggio) e un gruppo di 24 pazienti con la sclerosi multipla che hanno preso una media di 1000 UI di vitamina D al giorno per un anno. I risultati sono stati sorprendenti. Il gruppo che assumeva 14.000 UI di vitamina D al giorno ha avuto il 41% in meno ricadute che nell’anno prima dello studio e solo 16% ha avuto ricadute nell’anno in cui si è realizzato lo studio. Al contrario, nel gruppo che assumeva 1000 UI Di vitamina D al giorno, ci sono state meno ricadute del 17% “(che nell’anno prima dello studio), mentre 40% ha avuto ricadute durante l’anno dello studio. Il gruppo ad alto dosaggio D3 ha ricevuto anche 1200 mg di calcio al giorno. Anche se il gruppo ad alto dosaggio ha toccato una media di 413 nmol/L (165 ng/ml) non ci sono stati segnalati effetti collaterali, tra cui anomalie di calcio. La terapia ad alto dosaggio ha ridotto di oltre 50% il tasso delle ricadute (“Immunological Analysis of a Phase I/II Dose-Escalation Trial of oral vitamin D with calcium supplementation in patients with Multiple Sclerosis”). Lo studio è menzionato anche su PubMed:   http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2733195/#CR61

24. http://www.vitasearch.com/get-clp-summary/24516

Possibili benefici della vitamina D includono la prevenzione del cancro, la riduzione della progressione dell’osteoartrite e benefici per la sclerosi multipla e ipertensione. L’esposizione totale al sole fornisce facilmente l’equivalente di 10.000 UI di vitamina D al giorno. Per garantire che un livello della vitamina D3 superi 100 nmol/L (40 ng/ml), la supplementazione con 4000 Ui D3 al giorno è necessaria. Casi pubblicati sulla tossicità con la vitamina D (ipercalcemia) comporta l’assunzione di vitamina D >40.000 UI D3 al giorno. L’assunzione di vitamina D >1000 UI al giorno è stata evitata, anche se le prove indicano che la dose di vitamina D attualmente accettata 2000 UI al giorno è troppo bassa di almeno 5 volte. Secondo l’autore, la dose giornaliera raccomandata di vitamina D  di 200 UI al giorno è grossolanamente inadeguata.  

25. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17209171?dopt=Abstract&holding=f1000,f1000m,isrctn (2007) “Collectively, the absence of toxicity in trials conducted in healthy adults that used vitamin D dose > or = 250 microg/d (10,000 IU vitamin D3) supports the confident selection of this value as the Tolerable Upper Intake Level (UL)”.Riassumendo, l’assenza di tossicità nei trials condotti in adulti sani che hanno preso dosi di vitamina D > o = 250 microgr. al giorno (10,000 IU vitamina D3) supporta l’utilizzo sicuro di questo come limite superiore di assunzione giornaliero tollerabile (UL).

26. http://www.vitamindwiki.com/Autoimmune+diseases+and+over-active+T+cells+%28which+are+deactivated+by+vitamin+D%29+%E2%80%93+March+2014#.Uzs5kVmSaT8  ll recettore della vitamina D spegne le cellule T cronicamente attivate:

(…) Al contrario, nella malattia immunomediata, c’e’ un’attivazione cronica delle cellule T e, in questo scenario, vitamina D e 1,25(OH)2D3 sono fondamentali per inibire la proliferazione delle cellule T e la produzione di citochine. La vitamina D e’ un regolatore tardivo della funzione delle cellule T e agisce per spegnerle”.

 Informazioni utili  – italiano –  

  1. http://www.aism.it/index.aspx?codpage=2014_01_ricerca_sclerosi_multipla_vitaminad

“Il gruppo del dottor Ascherio ha valutato i livelli di vitamina D tra le persone che hanno partecipato allo studio BENEFIT. Un totale di 465 partecipanti ha ricevuto almeno una misurazione di vitamina D e 334 persone sono state sottoposte a due misurazioni dei livelli di vitamina D rilevate sei e 12 mesi dopo l’inizio dello studio. Dei due gruppi partecipanti allo studio BENEFIT, uno ha ricevuto immediatamente interferone e l’altro ha ricevuto il farmaco in un secondo momento. Tutti i partecipanti sono stati seguiti per 5 anni. Il gruppo del dottor Ascherio ha analizzato i collegamenti tra i livelli di vitamina D e ricadute SM, progressione di disabilità (usando la scala standard EDSS), e tra l’attività della malattia e l’integrità dei tessuti osservati con scansioni RMI. Hanno confrontato i risultati dei partecipanti i cui livelli sierici di vitamina D erano 50 nmol / L o superiori con quelli i cui livelli sierici erano inferiori a 50 nmol / l, nei primi 12 mesi dello studio. Dai risultati ottenuti emerge che le persone con alti livelli di vitamina D, indipendentemente dal fatto che avessero preso interferone o meno, avevano meno probabilità di progredire verso una diagnosi di SM definita, inoltre,presentavano una quantità significativamente minore di nuova attività di malattia alla RM, di perdita di volume dei tessuti cerebrali, e di progressione della malattia alla EDSS”.   Questo studio si trova pubblicato su PubMed: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24445558  

  1.  http://www.liquidarea.com/2010/03/il-sole-il-piu-grande-stimolatore-del-sistema-immunitario/

“Gli scienziati dell’Università di Copenaghen, in Danimarca, hanno scoperto che la vitamina D è fondamentale per la funzionalità delle cellule T. In assenza di fonti sufficienti di questa vitamina nel sangue – dicono i ricercatori – le cellule rimangono dormienti e sono quindi incapaci di “attivarsi” per combattere gli agenti patogeni esterni. “Quando una cellula T è esposta ad un agente patogeno esterno, essa attiva un dispositivo di segnalazione o “antenna” – noto come recettore della vitamina D – con cui cerca di individuare la vitamina D”, ha dichiarato Carsten Geisler, professore dell’università. “Ciò significa che le cellule T hanno bisogno della vitamina D, altrimenti la loro attivazione cesserà. Se le cellule T non riescono a trovare abbastanza vitamina D nel sangue, neanche inizieranno a mobilitarsi”. Gli scienziati sono riusciti a seguire la sequenza biochimica legata alla trasformazione di una cellula T dalla sua forma inattiva alla sua forma attiva. Questa capacità di monitorare la sequenza permette di intervenire in molti punti diversi per modulare la risposta immunitaria. La scoperta principale è stata che le cellule T inattive non contengono il recettore della vitamina D ed una molecola specifica (PLC-gamma1). Per il professor Geisler e il team, questo risultato rappresenta un importante passo avanti. “Gli scienziati sanno da tempo che la vitamina D è importante per l’assorbimento del calcio e che essa sembra anche coinvolta in malattie come il cancro e la sclerosi multipla. Ma ciò che ancora non si sapeva è quanto sia fondamentale per l’attivazione del sistema immunitario”, ha detto.

  1. http://news.paginemediche.it/it/230/ultime-notizie/immunologia/detail_206800_deficit-di-vitamina-d-puo-compromettere-il-sistema-immunitario.aspx?c1=40
  1. http://www.vitaminad.it/deficit-di-vitamina-d-solo-un-marker-di-malattia

Altri studi, articoli da leggere: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21047880?dopt=Abstract http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20437559?dopt=Abstract http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15981027 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24445558 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19768531 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11115787 http://www.epmajournal.com/content/4/1/4#B101 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12499343?dopt=Abstract http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3002863/ http://www.overcomingmultiplesclerosis.org/Recovery-Program/Sunlight-and-Vitamin-D/ http://www.youtube.com/watch?v=Cq1t9WqOD-0 http://www.eurekalert.org/pub_releases/2010-03/uoc-vdc030410.php http://www.naturalnews.com/032202_vitamin_D_deficiency_disease.html http://pandemicsurvivor.com/2010/12/08/conflict-of-interest-at-national-academy-of-science/ http://www.epmajournal.com/content/4/1/4/table/T2     [i] http://www.domenicofiore.it/sm/10-it.htm – informazioni EAS   Traduzione: eusuntanna@gmail.com https://www.facebook.com/groups/239505089543906/   GRUPPO FB https://www.facebook.com/pages/Vitamin-D-Multiple-Sclerosis/156229837877670?ref=hl  PAGINA FB