Intervista al neurologo Cicero Coimbra, un medico che tratta la sclerosi multipla senza utilizzare farmaci

Professore della Unifesp, questo neurologo si basa quasi esclusivamente sulla vitamina D per raggiungere ciò che molti medici considerano impossibile: lasciare i suoi pazienti senza gli effetti delle malattie autoimmuni
Nell’aprile del 2008, come faceva quasi ogni settimana quando rincasava, Pablo Petrucelli si fermò in una panetteria nel quartiere Aclimação, a São Paulo, per mangiare un pezzo di pizza. Nel momento in cui ha preso il contenitore dell’olio di oliva, sentì scomparire la forza nel braccio. “E’ stato come se la mano cadesse”, ricorda. Con il passare dei giorni, siccome la sensazione persisteva, ha cercato un ortopedico. Si sentì dire dal medico che aveva bisogno di sottoporsi ad un intervento chirurgico per “studiare il problema”. Pablo ha rifiutato il suggerimento e andò a cercare un neurologo.
Dopo molte visite ed esami, la diagnosi: neuropatia motoria multifocale, simile alla malattia autoimmune sclerosi multipla. Il trattamento, che escludeva l’attività fisica e l’esposizione al sole, era basato su corticosteroidi, costosissime cure come immunoglobulina e chemioterapia. Nulla di questo consentì uno stop della malattia che – in due anni – si estese alla mano sinistra e alle gambe.”Non potevo aprire la porta d’ingresso di casa con la chiave, prendere saldamente una tazza o addirittura allungarmi, distendermi”- dice Pablo. “Inoltre, avevo molti crampi”. In poco più di un anno, Pablo è tornato ad una vita normale.
Con Daniel Cunha è stato un po’ diverso. Nell’ottobre 2009 si svegliò con parestesie e metà faccia priva di sensibilità. Nel corso della settimana, perse equilibrio e la forza nelle mani, fino alla paralisi dell lato destro del suo volto. Con diagnosi di sclerosi multipla, iniziò il trattamento con corticosteroidi e interferone, uno dei farmaci che produce più effetti collaterali. “Quando ho iniziato a cercare informazioni sulla malattia e ho visto che avrei dovuto prendere quei farmaci per il resto della mia vita, sono caduto in depressione”, dice. Dal giugno 2010, Daniel non mostra più alcun sintomo della malattia.
Storie simili sono raccontate da Marcelo Palma (anni 32), Vera Folli (anni 57), Fernanda Campos (anni 39) e Luciana Campos (anni 44) e molti altri. Oltre alla vittoria su malattie considerate incurabili, tutte hanno in comune il medico: sono tutti pazienti del neurologo Cicero Galli Coimbra, che si dedica – a tempo pieno – al trattamento della sclerosi multipla.

Professore presso l’Università Federale di São Paulo (Unifesp), Coimbra, poco più di 10 anni fa, ha iniziato a utilizzare un metodo che si basa quasi esclusivamente sull’uso di vitamina D per raggiungere ciò che molti medici considerano impossibile: lasciare i pazienti senza gli effetti delle malattie autoimmuni. Obiettivo dei critici che lo accusano di mettere in pratica un trattamento sperimentale, ribatte ad ogni accusa con la serenità di chi vede i risultati positivi empiricamente. Le centinaia di email che ogni giorno invadono la sua casella di posta quasi sempre finiscono con la stessa parola: grazie.

Qui di seguito l’intervista completa con il neurologo:

Come si usa la vitamina D per combattere le malattie autoimmuni?

“In primo luogo, si deve capire che la vitamina D è un ormone. È stato chiamato vitamina perché è stato scoperto all’inizio del secolo scorso, quando è stata scoperta la sua presenza nell’olio di fegato di merluzzo. Siccome avevano già individuato la vitamina A, alcuni tipi di B e il complesso C, i ricercatori hanno immaginato di essere di fronte alla D. Ci sono voluti alcuni decenni per scoprire che questa sostanza aveva la stessa struttura di base degli ormoni steroidei. Siccome il termine ‘vitamina’ gli era già stato attribuito, si pensò che fosse meglio mantenerlo”.

In cosa consiste il trattamento?

“Esistono ricerche sugli effetti della vitamina D sul sistema immunitario datate oltre quattro decenni fa. Circa 10 anni fa abbiamo iniziato ad usare dosi di 10.000 unità, che noi chiamiamo dosi fisiologiche per la correzione di vitamina D nei pazienti con sclerosi multipla e abbiamo constatato un miglioramento significativo nei pazienti. A quel tempo, abbiamo anche avuto accesso a studi che hanno dimostrato che i pazienti con malattie autoimmuni hanno diversi gradi di resistenza a questo ormone. Con queste informazioni, abbiamo iniziato ad aumentare le dosi al di sopra delle 10.000 unità, sempre monitorando in laboratorio i pazienti per evitare l’unico effetto collaterale principale della vitamina D: il pericolo di calcificazione renale da un eccessivo assorbimento del calcio. In questo modo ci rendemmo conto che più le dosi aumentano, maggiori erano i benefici. Negli ultimi cinque anni abbiamo sviluppato una tecnica per individuare la dose di vitamina D necessaria per lasciare il paziente libero dall’attività della malattia”.

Quali sono le malattie autoimmuni e come agiscono nell’organismo?
“Sono malattie in cui il sistema immunitario del corpo attacca il corpo stesso. Ce ne sono decine. L’artrite reumatoide, per esempio, attacca la piccole articolazioni; vitiligine e psoriasi danneggiano la pelle. Nel caso della sclerosi multipla, il sistema nervoso centrale è colpito, provocando lesioni multiple che possono lasciare il paziente cieco o tetraplegico”.

La malattia scompare del tutto?
“(L’attività della SM) Scompare nel 95% dei casi, purché non sia in una fase molto avanzata. Nel restante 5% ha un effetto solo parziale, ma comunque significativo. Ci sono due fattori principali che, anche se ancora non ne conosciamo il motivo, riducono il successo del trattamento: il fumo e la depressione, sintomo quest’ultimo molto comune nei pazienti che sono stati fortemente colpiti dalla malattia. Quando si inizia il trattamento precocemente, tuttavia, è possibile invertire i postumi della malattia”.

In che modo la vitamina D agisce per combattere le malattie autoimmuni?

“La differenza tra la vitamina D e i farmaci convenzionali utilizzati nel trattamento di malattie autoimmuni è che la vitamina è un immunoregolatore, non un immunosoppressore. Mentre gli altri farmaci sopprimono il sistema immunitario nel suo complesso, lasciando il corpo suscettibile alle infezioni, la vitamina D è l’unica sostanza in grado di inibire selettivamente la reazione chiamata “Th17″, che è causata dalle malattie autoimmuni”.

Alcuni medici accusano questo trattamento di essere ancora sperimentale. 

“La critica è naturale, perché questo è un nuovo trattamento. In nessun momento della storia della medicina c’è stato un immediato consenso su una nuova innovazione. Alla stragrande maggioranza dei medici è stato insegnato di trattare le malattie autoimmuni con immunosoppressori e molti non sanno che la vitamina D è un ormone. Essendo relativamente nuovo, questa conoscenza sulla vitamina D non è presente nei libri di neurologia o di reumatologia, anche se ci sono centinaia di pubblicazioni, testimonianze e articoli scientifici attendibili sull’argomento. Inoltre, la medicina basata sull’evidenza ritiene gli studi controllati ‘sacrificabili’ quando l’effetto benefico è chiaro. Come potremmo mai somministrare placebo (sostanze notoriamente inutili) a pazienti con gravi malattie, semplicemente per dimostrare scientificamente i benefici di un trattamento che già conosciamo essere efficace? Questa negligenza può provocare l’accumulo di danni permanenti nei pazienti privati di un beneficio evidente”.

Perché questa scoperta non è ampiamente pubblicizzata?

“Quando un medico dice che questo trattamento non ha alcuna base scientifica è perché non ne sentono parlare nei congressi medici. Poiché questi eventi sono sponsorizzati dall’industria farmaceutica, è chiaro che la priorità è la diffusione di farmaci in grado di generare profitti, che non è il caso di una sostanza che non può essere brevettata perché è naturale, proprio dell’organismo. Diverse riviste mediche denunciano questo tipo di atteggiamento. Alla fine dell’anno scorso, per esempio, il Multiple Sclerosis Journal, una delle più importanti riviste di sclerosi multipla, ai medici è stato proposto di rispondere alla seguente domanda: Se avessi una sindrome clinicamente isolata (come viene chiamato il primo focolaio della sclerosi multipla) e la risonanza evidenzia lesioni tipiche della malattia, vorresti prendere una dose di 10.000 unità di vitamina D? Un medico irlandese di nome Michael Hutchinson¹ si spinse fino ad affermare che: se fosse uno dei suoi pazienti, egli non lo avrebbe trattato con la vitamina D. Ma, se fosse uno dei suoi figli, gli avrebbe detto di iniziare a prenderla al più presto”.

Qual è il caso più incredibile che avete già trattato?
“Ce ne sono così tanti che è difficile sceglierne uno, si tende a ricordare sempre gli ultimi. Non molto tempo fa, a una ballerina fu diagnosticata la sclerosi multipla e non riusciva nemmeno a indossare i tacchi alti, perché questa malattia compromette l’equilibrio. Ha fatto passi di danza nel corridoio della clinica! È stato emozionante”.

In cosa consiste il trattamento?
“Questo trattamento è basato su tre fattori: alte dosi di vitamina D, dieta priva di alimenti ricchi di calcio e un’idratazione di almeno 2 litri e mezzo di liquidi al giorno. In due anni, il paziente ha quattro consulti. Nel quarto viene dimesso ma continua con la vitamina e con la dieta. Due anni più tardi, rifarà gli esami di laboratorio e un consulto di controllo”.

Il paziente dovrà prendere queste alte dosi di vitamina D per il resto della sua vita?
“Al momento non sappiamo con certezza per quanto tempo il paziente avrà bisogno di mantenere questa routine, ma è ragionevole pensare che coloro che hanno iniziato il trattamento in una fase avanzata della malattia, probabilmente non potranno fermarlo”.

Il trattamento è costoso?
“Poiché la vitamina D è molto economica e corrisponde al 95% del trattamento, il costo mensile varia da 10 € a 30 € a seconda della dose giornaliera somministrata. Ciò contrasta con i 3.000-5.000 € al mese del costo dei trattamenti convenzionali. Inoltre, la vitamina D elimina il 100% di attività della malattia in quasi tutti i casi, mentre gli altri farmaci bloccano al massimo il 30%, secondo l’industria farmaceutica stessa”.

Come si acquisiscono le malattie autoimmuni?
“Nella mia esperienza credo che, fondamentalmente, sono necessari tre fattori: resistenza genetica agli effetti benefici della vitamina D, storia di bassa esposizione al sole e stress emotivo. La letteratura indica che l’85% dei focolai di sclerosi multipla sono preceduti da uno stress emotivo, che può essere causato da situazioni che vanno dalla separazione dei genitori fino alla morte improvvisa di una persona cara, passando attraverso rotture emozionali e la pressione causata dallo studio”.

Qual è l’incidenza di queste malattie in Brasile?
“Non abbiamo un numero esatto, ma sappiamo che l’incidenza è aumentata notevolmente negli ultimi anni proprio perché le persone sono meno esposte al sole. Risultati questi che hanno sollevato la curiosità dei ricercatori in relazione alla vitamina D. Essi hanno scoperto che la frequenza di queste malattie a livello dell’equatore era molto inferiore rispetto ai paesi lontani dai tropici. Siccome la principale differenza ambientale in funzione della latitudine è la disponibilità di radiazioni solari e quindi la produzione di vitamina D, hanno iniziato a studiare l’importanza di questo ormone per la salute umana. Per il tipo di vita che abbiamo oggi, risulta che non stiamo esposti al sole abbastanza a lungo”.

Qual è il tempo sufficiente?
“Circa 20 minuti di esposizione al sole, con le braccia e le gambe scoperte e senza protezione solare, sono in grado di produrre 10.000 unità di vitamina D. Dopo aver raggiunto un quantitativo doppio, la produzione di vitamina D cessa. È interessante notare che questa situazione è in contrasto con le raccomandazioni delle agenzie internazionali, che attualmente indicano ai medici di prescrivere integrazioni di solo 600 unità al giorno. Perché il corpo umano produce 10.000 unità se in realtà ne necessita di meno? Queste 600 unità non sono in grado di risollevare una carenza di vitamina D in una persona adulta”.

Perché la raccomandazione è così bassa?
“Qui entriamo nel campo delle speculazioni, ma il fatto è che la vitamina D è un prodotto naturale e quindi non può essere brevettato, non importa all’industria farmaceutica”.

Alle stesso modo che la vitamina D è importante, esiste una nevrosi in relazione all’esposizione solare? Dopo tutto, è sano tutto ciò?
“La nostra unica fonte fisiologica di vitamina D è il sole, e, paradossalmente, il momento in cui questo ormone è prodotto dal corpo coincide esattamente con il momento in cui la radiazione solare è più forte e che, se eccessiva, può causare il cancro della pelle. Ma 20 minuti senza protezione solare (perché praticamente blocca la produzione di questo ormone) porteranno al corpo solo benefici. Nessuna singola cellula umana è esclusa dai benefici della vitamina D. In aggiunta alle malattie autoimmuni, la mancanza di questo ormone può causare ipertensione, diabete, cancro e aborti all’inizio della gravidanza, oltre ad essere correlata con malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer e il Parkinson. Se fosse dato un supplemento di sole 5000 unità per via orale a tutta la popolazione adulta urbana, sarebbe possibile diminuire, dalla notte al giorno, dal 40% al 50% il numero di nuovi casi di cancro. Con questi dati è possibile avere un’idea del disastro per la salute pubblica di avere l’80% della popolazione urbana carente di questa vitamina”.

Qual è una dose sicura di vitamina D per una persona sana?
“L’uso di alte dosi di vitamina D può causare gravi rischi per la salute se non si è sotto controllo di un medico qualificato. Per una persona sana, posso dire senza dubbio che 10.000 unità al giorno non causeranno alcun rischio, anzi. Per coloro che soffrono di qualche malattia autoimmune, la dose può fornire un sollievo parziale, ma non eliminerà il problema. Dosi più elevate possono essere utilizzate, solo se seguiti da un medico”.

¹http://msj.sagepub.com/content/19/2/143.full “if one personalises the situation, I have no doubt that I would urge any relative, who does not have access to a clinical trial of vitamin D, to take vitamin D in the setting described” – Michael Hutchinson Consultant Neurologist, St Vincent’s University Hospital, Newman Clinical Research Professor, University College Dublin, Dublin, Ireland

Intervista in lingua originale:

http://veja.abril.com.br/noticia/saude/cicero-dias-o-medico-que-trata-a-esclerose-multipla-sem-remedio/

Ringrazio Marco Buttazzoni per la traduzione, ho il suo permesso di pubblicare l’intervista. ♣

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Intervista al neurologo Cicero Coimbra

http://www.correiobraziliense.com.br/app/noticia/revista/2014/02/02/interna_revista_correio,410669/a-polemica-vitamina-d.shtml

Oggi ci sono migliaia di pubblicazioni in tutto il mondo che coinvolgono la vitamina D e la sclerosi multipla, e molti altri che si dedicano a comprendere il ruolo di questa vitamina nella prevenzione e nello sviluppo di altre malattie, come il cancro, le malattie cardiovascolari e la depressione. ll neurologo Cicero Galli Coimbra è stato il primo, qui e nel mondo, a proporre il trattamento della sclerosi con alte dosi di vitamina D. La comunità medica, tuttavia, ha ancora difficoltà ad accettare questo metodo. Ma lo specialista assicura: di fronte a tale evidenza, è solo una questione di tempo fino a quando la medicina, infine, non abbraccerà la somministrazione di vitamina D, come prevenzione delle malattie e il trattamento di malattie autoimmuni come il lupus, la sclerosi multipla e l’artrite reumatoide.

 Scopri l’intervista con la rivista specializzata:

La vitamina D non è più considerata una vitamina. Che cosa è allora?

“È stata chiamata vitamina nel momento in cui è stata scoperta nel 1919 o 1918 nell’olio di fegato di merluzzo. A quell’epoca, ha confermato che era in grado di prevenire e curare il rachitismo. Dato che già era stata scoperta la vitamina A,alcune vitamine del complesso B e la vitamina C, allora si decise di darle il nome di vitamina D. Dopo, fu chiaro che essa in realtà aveva la stessa struttura di base degli ormoni steroidei. È stata riclassificata nella farmacologia e il nome è stato mantenuto per non creare confusione. Ma la confusione esiste ancora. Si suppone, ad esempio, che sia presente negli alimenti ma in quantità molto esigue. Le persone che non sono esposte al sole hanno carenza di vitamina D. La vitamina D viene prodotta nella pelle dall’esposizione al sole, subisce una serie di trasformazioni nel corpo – si trasforma nella forma attiva nelle cellule del sistema immunitario. Ma questa attivazione è molto lenta e difficile nelle persone che sono predisposte a sviluppare malattie autoimmuni. Pertanto, producono livelli molto bassi della forma attiva della vitamina D e rimangono con il sistema immunitario sregolato. Pertanto, questo rappresenta il trattamento delle malattie autoimmuni”.

Perché è così evidente adesso per scienziati e ricercatori?

“Esiste oggi una vera e propria pandemia mondiale di carenza di vitamina D.Nel mondo, quasi l’80% della popolazione urbana ha carenza di vitamina D, soprattutto a causa degli ambienti confinati, chiusi, come il lavoro e la scuola. Adessa contribuisce anche l’uso di creme solari, il filtro sui vetri in auto, il fatto che la gente oggi scambia i parchi di divertimento con i centri commerciali, ecc. Queste modifiche hanno contribuito allo sviluppo di una serie di malattie – quelle del sistema immunitario. Oggi, è noto che le donne in gravidanza con bassi livelli di vitamina D partoriscono bambini autistici o che, nell’adolescenza, sono più inclini ad avere schizofrenia e anche depressione – che rappresenta la malattia del secolo. Ci si rende conto della gravità e dell’importanza che esso ha in termini di salute pubblica. E questo è ulteriormente aggravato dal fatto che la professione medica (classe medica) è poco informata per quello che riguarda le dosi che dovrebbero essere somministrate. La dose fisiologica, prodotta in pochi minuti di esposizione al sole, è di 10.000 unità al giorno.Tuttavia, la dose giornaliera raccomandata di vitamina D non supera 600 UI. Oggi sappiamo che se si danno cinquemila unità al giorno alla popolazione, si potrebbe diminuire dal 40% al 50% il numero di nuovi casi di cancro”.

Ma la maggior parte dei medici è ancora abbastanza reticente per quanto riguarda l’efficacia della vitamina D…

“Tutto ciò che si comincia a fare all’interno dell’area medica non ha mai consenso. Quelli che ora stanno dando alte dosi di vitamina D ai loro pazienti sono soggetti a questo problema. Ma, prima o poi, diventerà evidente. Le conoscenze sulla vitamina D non si trovano nei libri di neurologia, e quindi la resistenza: “Se non è nel mio libro, allora non è (un trattamento) serio” – che è un pensiero ancora ingenuo. Esiste anche un conflitto d’interessi. Le aziende farmaceutiche vendono farmaci costosi, guadagnano miliardi di dollari all’anno vendendo Interferone, un farmaco che può costare fino a R$ 15.000. I produttori interessati faranno di tutto per convincere i medici che non ci sono abbastanza studi sulla vitamina D”.

Possiamo parlare di una cura della sclerosi multipla?

“Non posso parlare di una cura, perché se questi pazienti smettono di prendere la vitamina D, c’è una buona possibilità che la malattia ritorni ma, per il periodo durante il quale la prendono, possono condurre una vita normale.

E per le persone sane? Non c’e il rischio che una dose giornaliera di 10 mila unità porti dei rischi?

“No, mia figlia prende 10.000 unità da cinque anni. Diecimila è la media di quello che si produce con l’esposizione al sole. Nessuno mai si e intossicato stando mezz’ora sulla spiaggia ed è andato via da li in ambulanza. Questi 10.000 unità corrispondono ad una dose fisiologica, non causa nessun problema di salute”.