COME PROTEGGERE IL TUO CERVELLO

1. Evitare lo STRESS CRONICO
Gia’ negli anni 60, una ricerca fatta dall’equipe del neuroscienziato Fred Gage su dei ratti adulti, suggeriva una possibile influenza dello stile di vita sulla salute dei neuroni. Negli animali tenuti in gabbie piene di giochi da esplorare, si è osservato un aumento di nuove cellule nervose nell’ippocampo (un’area responsabile per la capacità di memorizzare ed apprendere). Mentre, in quei topi sottoposti a stress costante, una condizione sfavorevole per l’apprendimento, questa produzione è diminuita in modo significativo.
“Oggi sappiamo che le tensioni quotidiane, l’ansia e la preoccupazione precoce – sensazioni comuni nella vita di tutti i giorni dell’uomo moderno – sono in grado di colpire anche il cervello dell’essere umano. Questo stress cronico blocca la neurogenesi al suo stadio iniziale, impedendo alle cellule precursori di moltiplicarsi”, spiega il neurologo Cicero Galli Coimbra, dell’ Unifesp.
Diversi studi hanno dimostrato che in tali condizioni, il cervello solamente perde neuroni e non li ripristina. Il medico, che ha valutato oltre 600 pazienti con malattia di Parkinson dal 2002, è stato uno dei (primi) ricercatori a dimostrare ciò. Nel giugno dello scorso anno, durante un convegno in Germania su tale malattia, ha presentato i risultati di uno studio che indicavano lo stress come uno dei principali responsabili per la distruzione delle cellule nervose che producono dopamina, la sostanza chimica che, tra le altre funzioni, svolge un ruolo essenziale nel mantenimento delle attività motorie. Questa carenza ostacola i movimenti, provoca rigidità muscolare e causa tremori in chi sviluppa questo disturbo neurologico cronico e progressivo. “Non c’è dubbio che un fattore di tensione emotiva è coinvolto nel 95% dei casi di malattia di Parkinson. Ogni volta dietro ad un problema, scopro che c’è stato un trauma. Una delle mia pazienti, ad esempio, ha cominciato a manifestare i sintomi della malattia alcune ore dopo aver assistito la morte del marito durante una rapina in mezzo al traffico”, dice il neurologo.

2. INCLUDERE IL TUORLO DELL’UOVO NELL’ALIMENTAZIONE

Dopo l’assoluzione dalla ingiusta condanna che lo vedeva come principale responsabile per l’innalzamento dei livelli di colesterolo nel sangue, l’uovo ora guadagna più di un motivo per essere consacrato come un buon alleato, ormai indispensabile nei nostri piatti. Il fatto è che il tuorlo (e non l’albume, è bene ricordare), più di ogni altro alimento, offre una grande concentrazione di colina – una sostanza che ora sappiamo, ricopre la membrana delle cellule (comprese le cellule nervose del cervello) e che non è prodotta dall’organismo. “La sua presenza è molto importante per la formazione di nuove cellule, comprese le cellule nervose nel cervello adulto. Quanta più colina c’è nel corpo, tanto più materiale c’è per la formazione della membrana cellulare”, spiega il neurologo della Unifesp.

Ma non solo. Esso forma anche acetilcolina, un neurotrasmettitore legato alle funzioni di apprendimento e memoria, ed ha un ruolo importante nella gravidanza e nello sviluppo del cervello fetale. I pediatri ancora non raccomandano un’integrazione di colina durante la gravidanza, ma l’importanza per il bambino di questa sostanza, è emersa nel 1997, dai risultati degli studi condotti dal ricercatore Steven Zeisel, University of North Carolina, USA, su ratti da laboratorio gravidi. “Quei ratti che avevano ricevuto integrazione di colina durante la gravidanza, stimolavano molto di più la crescita delle cellule nervose nei topolini. Quando sono nati, è stato fatto un test mettendoli in un labirinto, dove alla fine hanno dimostrato una maggior velocità di apprendimento nell’imparare a trovare la via d’uscita rispetto a quei topolini nati da ratti che non erano stati sottoposti all’integrazione,” dice il neurologo Cicero Galli Coimbra.

L’importanza di questa, e di altre scoperte sulle funzionalità della colina, è stata così grande che il governo degli Stati Uniti, nel 2004, ha diffuso un database (USDA database for the Choline Content of Common Foods) per verificare la presenza di questa sostanza negli alimenti. Grazie a questo database è possibile sapere, per esempio, che la colina è presente in buone quantità nel fegato di manzo e nel pollo, nel germe di grano e nella soia. Cinque tuorli d’uovo forniscono 682,4 mg di colina, mentre il solo albume contiene 1,1 mg e 1 litro di latte appena 14 mg di colina. “Bisogna ricordare che, per offrire tutti i benefici al nostro cervello, abbiamo bisogno di almeno 500 mg di colina al giorno, che si possono ottenere con un menù variegato”, dice il neurologo.

3. PRENDERE SOLE NELLA GIUSTA MISURA
Chi, in una città come San Paolo, non è solito uscire con la propria auto per andare al lavoro, parcheggiare nel palazzo dell’azienda, rimanere chiuso tutto il giorno in un ufficio con finestre scure ed insonorizzate e tornare a casa alla sera, senza aver quasi visto la faccia del sole o percepito se la temperatura esterna è cambiata?
E’ proprio così… La vita moderna ci trasforma in topi di fogna, o di laboratorio (come preferite), almeno per quanto riguarda il contatto sano con la luce del sole. La conclusione è del biochimico Reinhold Vieth, dell’Università di Toronto, Canada. Egli ha valutato i livelli di Vitamina D (che per essere assimilati dall’organismo hanno bisogno dell’aiuto dei raggi solari) negli animali e li ha paragonati ai livelli riscontrati nell’uomo moderno. Fu così che evidenziò la carenza di questa vitamina.
E in cosa ciò danneggia il cervello?
“Oltre ad essere essenziale per la formazione delle ossa, essa stimola la produzione di NGF (fattore di crescita dei neuroni)”, chiarisce Cicero Galli Coimbra. Descritta nel 1956, NGF è una proteina essenziale per la sopravvivenza e il rafforzamento delle cellule nervose cerebrali, per essere in grado di inviare segnali continui affinchè un neurone diriga le sue terminazioni nella direzione di un altro e formi una sinapsi (approssimazione tra neuroni, che si verificano varie reazioni chimiche ancora in fase di studio). Quanto più numerose e forti sono queste connessioni (sinapsi), meno occorenza di apoptosi e più efficienti sono le capacità cognitive, come la memoria.

4. PRESTARE ATTENZIONE ALL’INDICE DELLA TAURINA
Aminoacido con maggiore concentrazione nelle cellule del corpo, la taurina ha la funzione di impedire la formazione di coaguli di sangue, ridurre la quantità di trigliceridi (grassi) nel sangue, rafforzare l’endotelio (strato di rivestimento dei vasi sanguigni) e adesso si conosce: bloccare l’apoptosi (morte di nuovi neuroni). Il problema è che l’organismo produce naturalmente questa sostanza, ma la sua quantità diminuisce considerevolmente nel tempo. Non sorprende che, secondo il neurologo Cicero Galli Coimbra, alcuni geriatri hanno raccomandato ai loro pazienti con più di 60 anni, le formule per ripristinare questa sostanza nel corpo, anche se questo è ancora discutibile. “Ancora non è chiaro qual è il meccanismo che lega la taurina con la neurogenesi, neanche la quantità necessaria per ogni persona”, avverte.

5. EVITARE IL CONSUMO DI ALCOL
Non è difficile immaginare perché bevande alcoliche e altre droghe possano danneggiare il cervello e il sistema nervoso centrale, causando un cambiamento nel comportamento quando sono ingerite. Chi beve oltre misura, per esempio, può avere vertigini, mancanza di coordinazione motoria, confusione mentale, disorientamento e persino anestesia momentanea. Già i consumatori di marijuana presentano alterazioni nei sensi (vista, udito, olfatto e tatto), nella cognizione (pensiero, memoria e attenzione) e persino nell’umore.
“Le cellule nervose del cervello, sebbene complesse, sono estremamente fragili e sensibili. Oltre a stimolare la morte dei neuroni, l’uso di queste sostanze può bloccarne la formazione di nuove”, afferma il neurologo della Unifesp, Cicero Galli. Ricordiamoci che anche coloro i quali dicono di bere socialmente possono rischiare la loro salute mentale in futuro. D’accordo con l’esperto, ancora non si sa quale sia la quantità di alcol, ad esempio, in grado di interrompere la neurogenesi, in quanto la sensibilità dell’organismo varia da persona a persona”.

Fonte: https://esclerosemultipla.wordpress.com/2006/08/02/5-formas-de-proteger-seu-cerebro/

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