È la vitamina D un raggio di speranza per i pazienti con la sclerosi multipla?

I ricercatori hanno scoperto che alte dosi supplementari di vitamina D sono sicure e riducono  significativamente i tassi di ricaduta in pazienti con la sclerosi multipla.

Tra i pazienti che hanno ricevuto una media di 14.000 UI di vitamina D3 al giorno – che è più di tre volte la quantità giornaliera raccomandata dalla FDA (Food and Drug Administration) per molti adulti e includeva dosi fino a 40.000 UI al giorno – 16 % ha avuto una ricaduta, contro 38 % dei pazienti del gruppo di controllo che aveva una media di 1.000 UI al giorno, ha riferito Jody Burton, MD, dott.ssa all’Ospedale di San Michele, Università di Toronto, e i suoi colleghi presso la 23° riunione annuale del Consorzio dei Centri Sclerosi Multipla (CMSC). 

Potenziali cause ambientali e genetiche sono state centro di attenzione nella ricerca sulla sclerosi multipla. Gli studi hanno dimostrato che una maggiore incidenza di sclerosi multipla si verifica nelle regioni in cui la luce del sole non è così diffusa e che i livelli di vitamina D e l’esposizione alle radiazioni ultraviolette presto nella vita possono avere un forte impatto sul rischio di sviluppare la SM.

“Se vivi in Nord America, hai circa sei mesi o meno di radiazioni ultraviolette per produrre una quantità ragionevole di vitamina D. Vicino all’equatore, hai la possibilità nella maggiore parte dell’anno di ottenere una buona esposizione alle radiazioni ultraviolette e c’è il potenziale per una sufficiente produzione di vitamina D”, ha affermato la dott.ssa Burton.

La vitamina D è prodotta naturalmente nella pelle quando la radiazione ultravioletta viene assorbita e viene poi convertita nel 25 – idrossivitamina D [ 25 ( OH ) D ] e fisiologicamente attiva 1,25- diidrossivitamina D [ 1,25 ( OH ) 2D ]. La concentrazione sierica di 25 (OH ) è considerato l’indicatore più affidabile dello stato della vitamina D .

Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che la vitamina D possa agire come un modulatore immunitario, la sua azione si esplica diminuendo la multiplicazione dei leucociti proinfiammatori T e decrescendo la produzione di diverse citochine.”Sappiamo che la sclerosi multipla è prevalentemente una malattia immuno-mediata, quindi è probabile che la vitamina D possa agire  sul sistema immunitario per essere biologicamente valida,” ha detto la dottoressa.

Se è efficace , qual’è la dose giusta ?

La dose giornaliera attuale raccomandata di vitamina D si basa sulla quantità che si crede prevenga il rachitismo nei bambini, “che è ottimo quando sei preoccupato di avere  rachitismo, e che non è così ottimo quando stai cercando di realizzare qualcosa di diverso “, ha detto la dott.ssa Burton.” Quindi, se sei alla ricerca di prove convincenti che tale quantità di vitamina D ha un impatto sul sistema immunitario, non riuscirai a trovare niente. “La FDA raccomanda 200 UI al giorno per quelli fino a 50 anni , 400 UI al giorno per quelli tra 51-70 anni, e 600 UI al giorno per le persone che hanno più di 70 anni . “Le quantità di vitamina D sono piuttosto basse”, ha affermato la dott.ssa Burton.

La dott.ssa Burton e i colleghi hanno cercato di determinare se la vitamina D potrebbe avere un impatto positivo sui pazienti già diagnosticati con sclerosi multipla e quale sarebbe una dose sicura e efficace. Lo studio clinico randomizzato controllato ha incluso 25 pazienti su un regime di dose crescente di vitamina D3 e 24 soggetti di controllo che hanno preso  una media di 1.000 UI al giorno. La dose di vitamina D viene aumentata per sei mesi a 40.000 UI / al giorno e poi è stata scalata fino a zero, per una media di 14.000 UI / al giorno,con circa il 70 % dell’anno trascorso a 10.000 UI al giorno o superiore. Tutti i partecipanti hanno ricevuto 1.200 mg  di calcio durante tutto il processo.

Il calcio è stato utilizzato per due motivi, ha argomentato la dott.ssa Burton. “La gente prende il calcio regolarmente, così abbiamo voluto assicurarsi che si potrebbe aggiungere la vitamina D al calcio senza conseguenze “, ha detto. “Poi, negli studi eseguiti, attraverso i test sugli animali, così come negli studi della prevenzione del cancro, la vitamina D e il calcio sembrano lavorare in sinergia”.

Un totale di 23 pazienti del gruppo di trattamento ha completato lo studio, insieme con 22 pazienti del gruppo di controllo. I pazienti del gruppo di trattamento sono stati osservati circa ogni sei settimane, mentre i pazienti del gruppo di controllo sono stati osservati in quattro punti temporali.

Sicurezza ed efficacia delle elevate dosi di vitamina D

La Dott.ssa Burton e i colleghi hanno scoperto che i livelli sierici di calcio sono rimasti costanti, entro i limiti normali per tutto il tempo dello studio con quel dosaggio, e non c’erano differenze significative tra i pazienti trattati e i pazienti di controllo in nessun punto temporale. I livelli medi del calcio nelle urine / creatinina nel gruppo di trattamento erano anche ben all’interno del normale, aumentando leggermente ai livelli di dosaggio superiori, cosa che è prevedibile, secondo la dott.ssa Burton .

Tuttavia, il livello di 25 ( OH ) D è aumentato con alte dosi di vitamina D. Con una dose di 40.000 UI al giorno, la media di 25(OH) D si è avvicinata a 420 nmol /L (168 ng/ml), “livello che avrebbe spaventato la maggior parte delle persone“, ha detto la dott.ssa Burton, aggiungendo che 250 nmol/L (100 ng/ml) è il “cosiddetto” livello accettabile normale di tossicità. “Nonostante questi valori, nessuno ha riscontrato un effetto collaterale che potesse essere causato dal calcio. Questo ti fa domandare  come si definisce esattamente il concetto di  tossicità.”

Tra i risultati clinici, il gruppo di trattamento ha significativamente avuto una migliore risposta, ottenendo una riduzione del 41 % nel tasso di ricadute annuali, comparato con un tasso di riduzione del 17 % nel gruppo di controllo.

Tuttavia, i ricercatori hanno trovato un notevole cambiamento quando si è confrontato lo stato di disabilità al momento dell’ingresso nello studio con lo stato di disabilità alla fine del processo. Circa 8 % dei pazienti del gruppo di trattamento ha lasciato lo studio con un punteggio EDSS maggiore di quando ha cominciato, contro il 37,5 % nel gruppo di controllo.

Per quanto riguarda i cambiamenti immunologici, il gruppo di trattamento rispetto al gruppo di controllo, i partecipanti con livelli D3 di 100 nmol/L (40 ng/ml) o superiore ha avuto un calo significativo nella loro reattività e nella proliferazione delle cellule T, un risultato non osservato in pazienti che avevano preso dosi più basse di vitamina D (1000 UI al giorno).

La dott.ssa Burton ha offerto alcune altre ragioni per spiegare perché i pazienti con la sclerosi multipla hanno bassi livelli di 25 (OH) D, comprese che si agisce intenzionalmente ad evitare l’ esposizione al sole, non si impegnano abbastanza in attività fisica , e porta loro danno il fatto che usino steroidi. L’unico effetto collaterale è stata la stitichezza lieve in quattro pazienti nel gruppo di trattamento, e con un cambiamento o la sospensione dell’ integratore  di calcio, tutti hanno avuto la risoluzione di questo sintomo. Un paziente ha avuto una calcificazione al seno risultata  benigna alla mammografia, ma la lesione è stata successivamente trovata già  presente prima dello studio.

“Crediamo che l’assunzione di vitamina D3 fino a 40.000 UI al giorno per un breve periodo di tempo e 10.000 UI al giorno per un anno sembrino dimostrare la sicurezza biochimica, evidenza di beneficio clinico, ed è la prova di una diminuzione e proliferazione delle cellule T”, ha concluso la dott.ssa Burton .

Carenza di vitamina D collegata alla severità della sclerosi multipla

In un secondo studio presentato nel 2009 al CMSC, i ricercatori hanno scoperto che la carenza di vitamina D è stata associata ad un punteggio di disabilità superiore e ad una maggiore velocità di progressione della malattia nei pazienti con SM .

Allison Drake , Neurologia, Research Coordinator, University at Buffalo, State University of New York, e i suoi colleghi hanno incluso 349 pazienti con sclerosi multipla nel loro studio. Hanno usato la EDSS per misurare la disabilità e MS Severity Scale ( MSSS ) per misurare la velocità della progressione della malattia. I pazienti hanno inoltre completato un questionario riguardante i dati clinici e demografici e hanno  fornito un campione di sangue.

La maggioranza dei pazienti era di sesso femminile e caucasica, l’età media era di circa 50, e la maggior parte ha avuto la SM recidivante-remittente. Livelli di vitamina D superiori a 32 ng/ml sono stati considerati sufficienti, livelli tra 20 e 32 erano insufficienti, e livelli inferiori a 20 erano carenti. Circa il 37% dei partecipanti aveva livelli sufficienti di vitamina D, il 41 % aveva livelli insufficienti, e il 22 % aveva livelli carenti .

A causa dei cambiamenti stagionali di esposizione alle radiazioni ultraviolette che si verificano a Buffalo, i ricercatori hanno esaminato le fluttuazioni nei livelli medi di vitamina D raccolti durante le diverse stagioni e la gravità della malattia. Come previsto, i livelli di vitamina D erano più alti durante le stagioni in cui l’esposizione al sole era al suo apice, tra luglio e settembre. In media, meno dei livelli sufficienti sono stati rilevati in tutti i pazienti durante tutte le altre stagioni.

“È interessante notare, che i pazienti con grave disabilità, come osservato da punteggi EDSS superiore a 6 , non hanno raggiunto livelli sufficienti in qualsiasi momento nel corso di un qualsiasi mese”, ha detto Allison Drake.

In un’analisi di regressione ordinale, dopo l’aggiustamento per età, sesso, età di insorgenza della malattia, la stagione, e il tipo della SM, i ricercatori hanno trovato che i livelli di vitamina D nel siero erano significativamente predittivi del punteggio EDSS . “I pazienti che avevano carenza di vitamina D avevano più probabilità di avere alti punteggi EDSS ed elevata disabilità”, ha detto la signora Drake.”Significative erano anche la diagnosi non recidivante-remittente e l’aumento dell’età . La regressione logistica ha rivelato che i pazienti che erano carenti di vitamina D avevano 3,3 volte più probabilità di essere gravemente disabili con punteggi EDDS superiori a 6, rispetto ai pazienti che avevano livelli sufficienti.”

“I risultati di questo studio dimostrano che i livelli sierici di vitamina D sono associati alla disabilità della sclerosi multipla e alla gravità della malattia valutata dalla EDSS e MSSS”, ha concluso la ricercatrice Allison Drake .”I pazienti con deficienza di vitamina D hanno più probabilità di avere punteggi EDSS più alti, mostrando una maggiore disabilità, e di avere punteggi più alti MSSS, mostrando una più alta velocità di progressione. Questi [ risultati ] possono essere interpretati nel senso che i livelli di vitamina D nei pazienti con SM possono avere un ruolo potenzialmente protettivo se sono sufficienti o possono avere un effetto negativo se i pazienti ne sono carenti.

 

http://www.neurologyreviews.com/the-publication/past-issue-sngle-view/is-vitamin-d-a-ray-of-hope-for-patients-with-ms/8cda233debf14657d824342cde442dc7.html

Neurology reviews copre notizie innovative ed emergenti in neurologia e neuroscienze, con un focus sulla ricerca clinica e approcci pratici per il trattamento del morbo di Parkinson, l’epilessia, l’emicrania, l’ictus, la sclerosi multipla, la malattia di Alzheimer e altri disturbi neurologici.


Suggested Reading

Burton JM, O’Connor P. Novel oral agents for multiple sclerosis. Curr Neurol Neurosci Rep. 2007;7(3):223-230.

Smolders J, Menheere P, Kessels A, et al. Association of vitamin D metabolite levels with relapse rate and disability in multiple sclerosis. Mult Scler. 2008;14(9):1220-1224.


La dott.ssa Burton ha pubblicato su PubMed lo studio di cui parla in questo articolo:

 Questo e’ lo studio di cui parla la dott.ssa Burton in questo articolo:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20427749 (2010)
Uno degli obiettivi di questo studio randomizzato controllato di 52 settimane è stato quello di valutare la tollerabilità di alte dosi di vitamina D per via orale.

I pazienti del gruppo di trattamento hanno ricevuto dosi crescenti di vitamina D fino a 40.000 UI al giorno, per un periodo di più di 28 settimane per alzare i livelli sierici di 25 -idrossivitamina D[25 (OH)D] rapidamente e per valutare la tollerabilità, seguite da 10.000 UI Vitamina D3 al giorno per un periodo di 12 settimane, e in seguito hanno scalato la dose fino a 0 UI al giorno. Il calcio (1200 mg al giorno) è stato somministrato per tutta la durata del trial.

RISULTATI: 49 pazienti (25 nel gruppo di trattamento, 24 nel gruppo di controllo) sono stati arruolati. Nonostante un valore massimo del livello della vitamina D di 413 nmol/L (165 ng/ml), non si sono verificati significativi eventi avversi. I pazienti del gruppo di trattamento hanno avuto meno ricadute e una riduzione costante nella proliferazione delle cellule T rispetto ai gruppo di controllo.

CONCLUSIONI: Alte dosi di vitamina D (circa 10.000 UI al giorno) nella sclerosi multipla sono sicure, con evidenza di effetti immunomodulatori.

Questo studio fornisce la prova che l’uso di alte dosi di vitamina D per 52 settimane nei pazienti con la sclerosi multipla non aumenta significativamente i livelli sierici di calcio rispetto ai pazienti con una supplementazione non ad alto dosaggio.

Questo studio e’ stato pubblicato su PubMed. PubMed è un sito di servizio della U.S National Library of Medicine (la più grande biblioteca medica del mondo) che nasce dall’esigenza di molti medici di avere scambio scientifico e facile acceso ai lavori dei propri colleghi.

 

Traduzione: eusuntanna@gmail.com

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...